domenica 29 marzo 2009

Viaggio nella valle del Po

video

La trasmissione è, presumibilmente del 1957.
Chi avesse altri filmati, ad esempio di Campanile sera, può contattare il circolo Fuori Quadro per la conversione alla mail fuori_quadro@alice.it

giovedì 26 marzo 2009

Sangue, sudore e lacrime



Una delle affermazioni più comuni che mi capita di sentire parlando di "politica" è che viviamo nel migliore dei mondi possibili e questo grazie al sistema capitalista.

Concordo che è un dato di fatto che nell'immediato dopoguerra solo l'8% delle famiglie italiane aveva contemporaneamente acqua, luce e servizi igienici in casa, però va ricordato che il "sistema Italia" era abbastanza atipico e lontano dal capitalismo "puro" di marca USA al quale ci stiamo avvinando a grandi passi con la "seconda Repubblica".

Caratteristiche del capitalismo puro sono: privilegiare la rendita (fondiaria, immobiliare, finanziaria), massimizzare i profitti (soprattutto abbattendo il costo del lavoro, che produce beni reali) e concentrare la ricchezza in sempre meno mani, grazie all'abbattimento di tutti i vincoli (e.g. Steagall Act)

Dove porta tutto questo è cronaca quotidiana e, se in Italia la situazione è migliore di quella USA è perché da noi sono ancora in vigore gli ammortizzatori sociali (pensioni e cassa integrazione) gestiti dall'INPS, la cui istituzione nasce nel periodo fascista (come altri provvedimenti di tutela del lavoratore).

Non è un caso che il FMI abbia sempre fatto pressioni per la loro eliminazione in favore di fondi di gestione privatistica (che la crisi odierna avrebbe fatto evaporare come neve al sole).
Il paradosso poi è che, dopo averci fatto smantellare il sistema delle Partecipazioni Statali, banche e aziende statunitensi e anche europee sono andate subito a battere cassa dagli stati per ripianare i loro debiti.

La differenza con la crisi del 1929 è che finora nessun finanziere si è suicidato dopo il fallimento, anzi se ne sono andati tutti con laute prebende!

Nota: Il Wall street journal riporta che, negli USA 14.000 famiglie (0,1% della popolazione) detengono il 22,2% della ricchezza nazionale e, nella fascia più bassa, 133 milioni di famiglie (90% della popolazione) si spartiscono il 4% della ricchezza nazionale.

venerdì 13 marzo 2009

Umiliati e arrabbiati



REPUBBLICA.IT ha svelato il Paese dei senza lavoro, un pezzo d'Italia che diventa sempre più grande e disperato. Le persone che raccontano le loro esperienze di senza lavoro rientrano abbastanza chiaramente in due gruppi diversi. Ci sono quelle ancora giovani, al massimo trentacinquenni, che si interrogano sul perché il mondo della produzione non riesce più a trovar loro un'occupazione; e quelle sui 45-50 anni e oltre, le quali hanno compreso che per lo stesso mondo sono ormai troppo anziane.

Del primo gruppo colpisce soprattutto il fatto che i titoli di studio elevati sembrano servire poco per trovare o mantenere un posto di lavoro qualificato, coerente con gli studi fatti. Hanno due o tre lauree, un paio di master, tre o quattro specializzazioni, significative permanenze all'estero. Speravano di far ricerca in aziende di alto profilo, quelle da cui escono le invenzioni che cambiano il mondo e migliorano la vita. Contavano di guadagnare bene e di fare prima o poi un figlio. Oppure di dedicarsi all'insegnamento.

Invece si ritrovano a fare il garzone di cucina in un fast food, la badante o l'addetto alle pulizie sui vagoni delle ferrovie. Con paghe effettive da 6 euro l'ora, quando va bene 800 al mese. Naturalmente con un contratto a breve scadenza. Che alla scadenza non viene rinnovato. Con la precisazione, se si tratta di una donna, che non si può rinnovare il contratto a una che potrebbe addirittura fare un figlio. Esperienze ripetute per tre, cinque, dieci anni. Fino a quando non ci si arrende, e si ritorna a casa dai genitori, senza soldi e senza figli, portando con sé il senso di una sconfitta di cui non si ha colpa, ma che pare irrimediabile.

Non è un paese per giovani, l'Italia. Non è nemmeno un paese per vecchi; laddove vecchio, aziendalmente parlando, significa aver passato i quaranta. In questo secondo gruppo i disoccupati che si raccontano sono in prevalenza dirigenti d'azienda, funzionari della PA, tecnici con una lunga pratica di laboratorio, esperti di informatica. Rappresentano un patrimonio immenso di conoscenze, competenze professionali, abilità accumulate in decenni di lavoro.

Però alle imprese non servono più. Perché ai tempi della crisi l'impresa deve dimagrire, cioè tagliare posti, e ovviamente preferisce tenersi i dipendenti più giovani. Oppure perché progetta di trasferirsi da Catania a Belluno, o da Novara a Tallin, e una che ha cinquant'anni, due figli studenti e un padre in cattiva salute magari non è troppo disponibile al trasloco. O semplicemente perché la settimana prossima l'impresa chiude, come ha deciso il proprietario che risiede non si sa bene dove, in Irlanda o in Brasile.

Di conseguenza la dirigente o il tecnico con decenni di prezioso sapere professionale, o l'amministratore che maneggiava miliardi, cominciano a spedire curricula in giro. Decine alla settimana. Centinaia al mese. Con i titoli di studio in evidenza, la carriera in aziende di primo piano, i risultati eccellenti della propria attività. In generale non ricevono nemmeno risposta. Nessun Direttore per le Risorse Umane prende oggi in conto l'assunzione di una persona che oltre ad avere già superato i 45 o i 50 anni, si è pure fatta licenziare.

Un paio di elementi accomunano i due gruppi dei disoccupati più e meno giovani. Il primo è il senso di umiliazione che traspira dai loro scritti, di ingiustizia gratuitamente subita. In una società in cui la sopravvivenza stessa dipende dal lavoro che si fa, ovvero dal reddito che ad esso è collegato, venir privati del lavoro o non riuscire trovarlo, non per demerito proprio ma per incomprensibili vicende dell'economia, è la peggiore offesa che possa colpire un essere umano. Lo rode nel profondo, ferisce la sua stima di sé, pesa sui rapporti con il prossimo. Molti di questi racconti trasmettono con dolente vivezza questo senso di offesa.

L'altro elemento in comune è il risentimento, se non la rabbia, verso chiunque svolga un ruolo in campo economico. La politica, il governo, i partiti, la pubblica amministrazione, gli enti locali, le imprese grandi e piccole, i singoli imprenditori, i manager, lo stato: tutti sono oggetto di sprezzanti giudizi. E' vero, non si tratta d'un campione rappresentativo, a fronte dei milioni che si trovano in condizioni simili. Ma chi sottovalutasse il significato sociale e politico di questi racconti di ordinaria disoccupazione commetterebbe un madornale errore.
Luciano Gallino (4 marzo 2009)

Il videoclip è dal film: "E morì con un felafel in mano" (da vedere assolutamente!)

mercoledì 4 marzo 2009

Bando di concorso

“Giorgio Gaber, parole per pensare”, rivolto alle scuole secondarie superiori, scadenza 30 aprile 2009.
Mi piace ricordare che quello che oggi il ministero propone, io lo facevo più o meno 30 anni fa...

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dal sito ufficiale www.giorgiogaber.it

lunedì 2 marzo 2009

Cronos film

NASCE FINALMENTE LA CRONOS FILM, GIOVANE REALTÀ
PRODUTTIVA CINEMATOGRAFICA, CHE CON LA SUA AGENZIA DI
DISTRIBUZIONE CINECIRCUITO, LA PRIMA DEL SETTORE IN ITALIA,
DARÀ UNA SVOLTA ALLA DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE

MARTEDÌ 10 MARZO ORE 19,00 a Bologna
PRESSO IL CIRCOLO CULTURALE SESTO SENSO IN VIA GIUSEPPE PETRONI 9/C , VERRÀ PRESENTATA UFFICIALMENTE L’ASSOCIAZIONE DI PRODUZIONE VIDEO-CINEMATOGRAFICA CRONOS FILM E IL PROGETTO DI DISTRIBUZIONE PER AUTORI INDIPENDENTI CINECIRCUITO

La scheda del video la trovate nel sito http://www.cronosfilm.com/scheda_film.asp?idfilm=9.
La notizia completa in http://uac.bondeno.com/fquadro/bandi/cronos.pdf
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