lunedì 24 aprile 2017

Andrea Pozza trio

Ogni cosa volge al fine, anche l’edizione 2017 di “Tutte le direzioni in Springtime”. La Primavera, però, sboccia ora più che mai, con una gran chiusura a tutto jazz per la rassegna organizzata dal Gruppo dei 10. Il concerto previsto per giovedì 27 aprile allo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara) sarà un imperdibile raduno tra alcuni dei maggiori esponenti del jazz a livello mondiale. Per l’ultima serata di Tutte le direzioni in Springtime, il trio di Andrea Pozza ospita due dei più acclamati sax tenoristi americani della storia del jazz di ieri e di oggi: Harry Allen (sua prima volta a Ferrara) e Scott Hamilton, di cui indimenticabile fu il concerto alla Sala Polivalente, alla fine degli anni ’80 nella città estense. I due musicisti si ritroveranno ora sullo stesso palco con il pianista genovese, dopo aver condiviso tante registrazioni live e di studio, che hanno prodotto alcuni dei più bei dischi degli ultimi anni. Sarà dunque un dialogo musicale tra pari dove a emergere sarà il grande classic jazz, con un unico fondamentale ingrediente musicale: lo swing!

Il concerto allo Spirito sarà infatti un intenso interplay e un affiatamento che questi grandi musicisti hanno costruito nel corso della loro lunga e importante carriera. Artista capace di muoversi con agilità tra stili diversi, dal jazz tradizionale al bebop, Harry Allen - "il Frank Sinatra del sax tenore" come lo definì la critica americana - è un sublime interprete di grandi standard del jazz. Nato a Washington DC, da anni residente a New York, Allen ha ricevuto numerosi premi, pubblicato oltre 30 album a suo nome e collaborato con una miriade di grandi artisti, fra cui Tony Bennett, Hank Jones, Frank Wess, Scott Hamilton, John e Bucky Pizzarelli, Jeff Hamilton, Terry Gibbs, Warren Vache, Ray Brown. Scott Hamilton, ispirato all’inizio della sua carriera dalle melodie di Coleman Hawkins e Ben Western, ha poi fatto suo il lirismo di John Coltrane acquisendone la passionalità. Il caldo sax tenore e il suo innato senso dello swing rendono Hamilton interprete di una musica straordinariamente elegante, basata su un impeccabile fraseggio e un sound affascinante, che già negli anni Settanta lo impose al grande pubblico per la dolcezza del suo sassofono e l’immaginazione creativa. Nato a Providence, Rhode Island nel 1954, inizia la sua carriera con uno stile allora era al di fuori dalle aspettative del pubblico, poi invece diventato comune tra tutti i nuovi interpreti. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti durante la sua carriera, nel 2007 Scott ha ottenuto il “Ronnie” per l’International Jazz Saxophoniste of the Year, alla prima edizione del Ronnie Scott’s Jazz Award.

                                              

Andrea Pozza, tra le personalità più rappresentative, è un pianista con una solida carriera nazionale ed internazionale che lo ha visto protagonista in Estremo Oriente, in America ed in Europa. Ha debuttato a soli 13 anni e da allora si è esibito al fianco di alcuni “mostri sacri” della storia del jazz, tra cui Harry "Sweet" Edison, Bobby Durham, Chet Baker, Al Grey, George Coleman, Charlie Mariano, Lee Konitz, Sal Nistico, Massimo Urbani. Pozza collabora stabilmente, tra gli altri, con Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Scott Hamilton, Steve Grossman, Tullio DePiscopo, Luciano Milanese, Dado Moroni, Ferenc Nemeth, Bob Sheppard, Antony Pinciotti, Furio Di Castri e tanti altri. È inoltre protagonista di numerosi progetti discografici a suo nome. Allo Spirito suonerà con Aldo Zunino (contrabbasso) e Matteo Cidale (batteria).

Tanti musicisti, esperienze diverse, un’unica serata per condividere insieme il palco, per un evento che si preannuncia da non perdere. Cena alle 20.30 e a seguire concerto. Per info e prenotazioni 0532 436122 e 3394365837. Lo Spirito è in via Rondona 11d, Vigarano Mainarda (Ferrara).

giovedì 20 aprile 2017

Muti musicali

  • Prima visione: L'altro volto della speranza ed Elle
  • Totalmente Totò
  • Il Cinema Ritrovato al cinema: Gli amori di una bionda
  • Miloš Forman: cinema ribelle
  • In ricordo di Chuck Berry: Hail! Hail! Rock 'n' roll
  • Uno sguardo al documentario: Essere Rossana Rossanda
  • Le vie dei monti. Incontro con Lorenzo Finotti
  • Muti musicali: Caligari
  • Schermi e Lavagne
  • Take... Action!
  • Il Cinema Ritrovato 2017: tessere e volontari


Prima visione

Cinema Lumière
L'altro volto della speranza

(Toivon tuolla puolen, Finlandia/2016) di Aki Kaurismäki (98')
Versione originale con sottotitoli italiani
fino a mercoledì 26 aprile

Una storia onesta e venata di malinconia trainata dal senso dell'umorismo, ma per altri aspetti anche un film quasi realistico sui destini di certi esseri umani qui, oggi, in questo nostro mondo.
(Aki Kaurismäki)

Dopo la favola etica e politica Miracolo a Le Havre, Aki Kaurismäki torna (ma ha annunciato che questo sarà il suo addio al cinema) con una commedia surreale e poetica, vincitrice dell'Orso d'Argento per la migliore regia all'ultima Berlinale. Se a Le Havre il caso aveva messo assieme un lustrascarpe e un migrante africano, in questo film a incrociare le loro strade sono rifugiato siriano appena sbarcato a Helsinki e un commesso viaggiatore con l'hobby del gioco d'azzardo. Un campionario umano gentile e periferico, descritto dal maestro finlandese con la consueta ironia e sconfinato affetto. L'altro volto della speranza è dedicato alla memoria del 'nostro' Peter von Bagh che di Kaurismäki è stato amico e biografo illuminato.
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Sala Cervi
Elle
(Francia-Germania/2016) di Paul Verhoeven (130')
Versione originale con sottotitoli italiani
fino a mercoledì 26 aprile

“Esistono performance di fronte alle quali il critico deve alzarsi in piedi, mettersi sull'attenti e lasciar spazio all'ammiratore. Quella di Isabelle Huppert in Elle (nella cinquina degli Oscar per la miglior interpretazione femminile) appartiene a questa categoria” (Alberto Crespi). Un quarto di secolo dopo Basic Instinct, Paul Verhoeven, “ci regala un'erede degna della gelida bionda che, con un lieve movimento delle ginocchia, sedusse per sempre Michael Douglas e il pubblico dei multiplex” (Giulia D'Agnolo Vallan). Verhoeven ci consegna “una black comedy allegramente amorale che aspira come un buco nero tutto ciò che ruota intorno a Michèle [...] Verhoeven non spiega un bel nulla, anzi ci fa una pernacchia e tra sms sconci, e-mail porno, cene di Natale demenziali, ci divert e, ci scuote, costringendoci a riempire i mille vuoti lasciati ad arte dentro un racconto paradossale e insieme del tutto logico” (Fabio Ferzetti). In concorso all'ultimo Festival di Cannes e vincitore di due Golden Globe, una commedia nera di cui Buñuel sarebbe stato contento.
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Totalmente Totò
fino a sabato 22 aprile – Cinema Lumière

Antonio De Curtis, Totò nell’arte e nella vita, è il principe del nostro programma di aprile. Lo onoriamo, a cinquant’anni dalla scomparsa, con un libro e con una rassegna. Il libro, Totalmente Totò. Vita e opere di un comico assoluto, pone come punto d’approdo di molti anni di ricerche e passione; lo ha scritto per le nostre edizioni Alberto Anile, che ha qui ricostruito una biografia artistica ‘definitiva’, dove il percorso lungo e complesso di Totò nella storia dello spettacolo viene esplorato in profondità, provando a gettare luce sul mistero della sua comicità ‘assoluta’. La rassegna, in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale, presenta al Lumière alcuni dei suoi titoli più felici o più rari. Giovedì 20 alle ore 17.45 vedremo la premiata coppia Totò e Peppino, nel ruolo di due impiegatucci statali in lotta fra loro in Chi si ferma è perduto, in un nuovo restauro realizzato da Cineteca di Bologna e Titanus. Gran finale sabato 22 alle ore 18 con Uccellacci e uccellini, in cui Pasolini racconta la crisi dell'ideologia marxista in chiave fiabesca valorizzando l'aggressività e la dolcezza lunare della maschera di Totò. Entrambe le proiezioni saranno precedute da alcune letture da Totò a cura degli attori Simone Francia ed Eugenio Papalia, in collaborazione con ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione.
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Il Cinema Ritrovato al cinema: Gli amori di una bionda
Dal 10 aprile nei cinema italiani. Al Lumière tutti i lunedì e martedì del mese
Dal 21 al 29 aprile omaggio al cinema ribelle di Miloš Forman

 “In perfetto equilibrio tra arguta satira sociale e romanticismo adolescenziale, tra cupa disperazione e speranza irrefrenabile. […]
Gli amori di questa bionda sono gli amori di tutti noi, tanto necessari quanto impossibili"
(Dave Kehr)
La distribuzione di classici restaurati che la Cineteca promuove sull’intero territorio nazionale prosegue con Gli amori di una bionda, la commedia triste che rivelò anche in Occidente il talento di Miloš Forman e che inaugurò la nová vlna, la nouvelle vague praghese. Le disillusioni amorose d'una giovane operaia, in fuga dal torpore della provincia, si stagliano nel ritratto d'una generazione nuova e indecisa a tutto, ma risolutamente (e comicamente) fuori dal linguaggio e dalle retoriche ufficiali della ‘programmazione socialista'. Circola un'aria da dolci inganni che rischia di spegnersi nel grigiore d'un contesto desolante, ma Forman ha già chiaro che è necessario non defletter e dall'ironia: "Una piccola nazione come la Cecoslovacchia, minacciata per tutto il corso della sua storia da potenti vicini, non ha altri mezzi di sopravvivenza che mantenere il sense of humour".
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Miloš Forman: cinema ribelle
dal 21 al 29 aprile – Cinema Lumière
Intorno a Gli amori di una bionda una personale, in collaborazione con il Bergamo Film Meeting, che abbraccia la lunga e gloriosa carriera di Forman, dai corti musicali dell’apprendistato praghese ai trionfi hollywoodiani costellati di Oscar (Hair, Qualcuno volò sul nido del cuculo). In mezzo, alcune fra le sue opere più irriverenti e personali: la caustica e censuratissima allegoria di Al fuoco pompieri! (che inaugurerà la rassegna venerdì 21 alle ore 20, preceduto dal corto I Miss Sonia Henie) e Taking Off, suo primo autoironico film americano.
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In ricordo di Chuck Berry: Hail! Hail! Rock 'n' roll
Mercoledì 19 aprile, ore 22 – Cinema Lumière

A poche settimane dalla scomparsa, rendiamo omaggio a Chuck Berry col più famoso documentario a lui dedicato. Nel 1987 Keith Richards, chitarrista degli Stones e fan sfegatato di Chuck Berry, organizzò due megaconcerti per festeggiare le sessanta primavere del suo idolo, con ospiti come Eric Clapton, Linda Ronstadt, Etta James, Robert Cray. Il documentario celebra il talento e la follia del maestro del rock, alternando molti dei live di quell'evento a interviste a Berry e ad altri ossequiosi giganti come Little Richard, Jerry Lee Lewis, Bruce Springsteen.
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Uno sguardo al documentario: Essere Rossana Rossanda
Venerdì 21 aprile, ore 18 – Cinema Lumière

"Volevo il comunismo, la fine dell'ingiustizia, la differenza tra chi può molto e chi niente". La ‘signora del Manifesto' Rossana Rossanda, novantatré primavere splendidamente portate, si racconta in un documentario che fonde immagini di repertorio con cinque faccia a faccia (Fabrizio Barca, Philippe Daverio, Carlo Freccero, Nadia Fusini e Sandro Lombardi). Ci sono gli anni della Resistenza, della passione politica, la cacciata dal PCI e la fondazione del giornale. Ma anche il bilancio impietoso di un'avventura politica che deve fare oggi i conti con il proprio fallimento. Al termine incontro con Mara Chiaretti, Carlo Freccero, Bifo, Loris Campetti e, in collegamento, Rossana Rossanda. In collaborazione con l'associazione Il Manifesto in rete.
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Le vie dei monti. Incontro con Lorenzo Finotti
A seguire, A Line Across the Sky

Giovedì 20 aprile, ore 20 – Cinema Lumière

Dopo Nives Niroi, 'Le vie dei monti' propone al Lumière un altro protagonista dell'alpinismo esplorativo moderno. Bolognese di nascita, Lorenzo Finotti svolge a tempo pieno la professione di guida alpina e di maestro di arrampicata. Durante l'incontro approfondirà il suo punto di vista sull'alpinismo esplorativo. A seguire il documentario A Line Across the Sky, resoconto dell'impresa di Tommy Caldwell e Alex Honnold che nel febbraio del 2014 sono riusciti per primi a compiere la traversata del profilo del Cerro Fitz Roy (oltre sei chilometri con un dislivello di quasi 4000 metri) in un unico tentativo durato cinque giorni.
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Muti musicali: Caligari
Domenica 23 aprile, ore 18 Cinema Lumière

Con uno dei film capitali del cinema muto, film-incubo per eccellenza capostipite dell'espressionismo tedesco, proseguiamo la nostra serie di muti rimusicati. A confrontarsi con il capolavoro di Robert Wiene saranno questa volta il pianoforte di Daniele Furlati e la chitatta di Guido Sodo. L'oscura storia dell'ipnotista Caligari e del sonnambulo-omicida sottoposto al suo volere è un racconto dell'orrore che, secondo la celebre lettura di Siegfried Kracauer, prefigura la catastrofe nazista, ma che soprattutto agita i fantasmi dell'inconscio con cui Freud e la psicoanalisi stavano sfidando la cultura europea. Nella copia restaurata nel 2014 da Murnau Stiftung presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata.
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Schermi e Lavagne
Giardini protagonisti in Cinnoteca. Capire il passato per vivere felici e Phantom Boy al Cineclub per bambini e ragazzi

Sabato 22 e domenica 23 aprile, ore 16 – Sala Cervi e Cinema Lumière

Il week-end di Schermi e Lavagne si apre sabato 22 alle ore 16 in Cinnoteca con omaggio alla stagione dei colori, in compagnia di personaggi che con passione e fantasia si occupano dei loro piccoli orti e giardini. Tra questi, la talpa ideata dall'animatore cecoslovacco Zdeněk Miler, protagonista di cinquanta brevi film realizzati nel corso di quattro decenni. Dopo la proiezione merenda per tutti offerta da Alce Nero e un laboratorio nel vicino Parco 11 Settembre alla scoperta di semi e piante di stagione. In contemporanea al Lumière il Cineclub per bambini e ragazzi propone per i più grandicelli il documentario ecologista Capire il passato per essere felici seguito da un incontro con la filosofa Gloria Germani e con Eduardo Zarelli (Arianna Editrice). Domenica (con replica martedì 25 in occasione della Festa della Liberazione), spazio alla grande animazione contemporanea con Phantom Boy: dagli autori di Un gatto a Parigi “un formidabile racconto sul potere del sogno” (“Télérama”) che combina con originalità ed eleganza poliziesco e fantasy.
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Take... Action!
Giovani registi per la lotta ai tumori del sangue

Al via la settima edizione di Take… Action!, concorso promosso da AIL - Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mielomi, rivolto ai giovani videomaker di tutta Italia, invitati a realizzare spot che sensibilizzino sull’importanza della ricerca scientifica e sull'impegno nel volontariato. In palio per i vincitori ci sono esperienze di collaborazione sul set e menzioni speciali con opportunità di formazione. Gli spot vincitori saranno proiettati, fra le altre occasioni, durante la rassegna estiva 'Sotto le Stelle del Cinema' in Piazza Maggiore.
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Per informazioni sempre aggiornate, rimandiamo alle pagine dedicate del nostro sito
Volontari cercasi!
Se desideri partecipare come volontario al Cinema Ritrovato hai tempo fino al 7 maggio, compilando la scheda di iscrizione on-line.
 
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sabato 15 aprile 2017

Phase IV, distruzione terra




Pellicola insolita e inquietante, visivamente suggestiva, che si lascia leggere in chiavi diverse, fu l’unico lungometraggio diretto dal designer pubblicitario Saul Bass, grafico di talento e famoso autore di titoli di testa (Carmen Jones, Anatomia di un omicidio, La donna che visse due volte, ecc.).

Citazione

Il giorno in cui la Terra è stata trasformata in un cimitero!
Famelici invasori controllati da un terrore nello spazio… comandati di annientare il mondo! –  tagline

Sinossi

L’Istituto Nazionale di Ricerca USA incarica l’ecologo Ernest Hubbs e il matematico James Lesko di studiare l’apparente sovvertimento dell’equilibrio ambientale in Arizona che, causato probabilmente da un fenomeno cosmico, ha spinto colonie di milioni di formiche a distruggere le fattorie, ad aggredire e divorare animali e uomini. Operando da una base sperimentale nei pressi di Paradise City, una cittadina ormai completamente abbandonata dai suoi abitanti, i due ricercatori svolgono i primi esami dei giganteschi formicai che si elevano di fronte a loro, ma ben presto, quello che sembra un lavoro di routine fatto di raccolta di campioni e di analisi al computer, precipita in una situazione di terrore. Le formiche seguono una lucida strategia di movimento, si moltiplicano a ritmo incredibile e rivelano una rapida assuefazione anche ai i più potenti veleni. Nella stazione scientifica, la giovane Kendra, scampata al massacro della sua famiglia, è testimone della sorda rivalità che comincia a dividere i due scienziati sul modo di affrontare l’incalzante minaccia: mentre Lesko ritiene possibile tentare un’elementare forma di contatto con il “cervello” che guida gli insetti mediante segnali elettronici, Hubbs decide di portare loro la guerra senza ulteriori indugi. Ma la sua scelta ha le più tragiche conseguenze.



Nella storia dell’evoluzione, la “fase III” corrisponde all’avvento della razza umana. La “fase IV” segna il principio della fine dell’umanità e l’inizio di un nuovo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Il destino dell’uomo è segnato, anche se tenterà fino all’ultimo di opporre una resistenza disperata.

Analisi

Bass attinge a piene mani nel repertorio fantastico dilatando un originale apologo sul conflittuale rapporto tra uomo e natura alle dimensioni metafisiche di un dramma universale che sembra emulare le speculazioni filosofiche di 2001: Odissea nello spazio. Bass ha diretto anche sette cortometraggi di animazione e documentari tra Why Man Creates (1968) con cui vinse un Oscar. Le riprese all’interno del formicaio sono assolutamente formidabili e sono opera di Ken Middleton futuro regista del film Bug, insetto di fuoco. Gli interni del film furono girati ai Pinewood Studios in Inghilterra mentre gli esterni furono girati in Kenya in Africa anche se il film è ambientato nel deserto dell’Arizono negli Stati Uniti.



Il film fu un fiasco al botteghino e rimase l’unico lungometraggio diretto da Bass. Da allora la pellicola ha conquistato un certo seguito da piccolo film di culto a causa della messa in onda in televisione a partire dal 1975, venendo anche trattato nella serie Mystery Science Theater 3000. Alla sua distribuzione iniziale nei cinema il film ebbe critiche in parte negative. In una recensione negativa, la rivista Variety lo correlava ai film di mostri degli anni cinquanta in cui figuravano insetti giganti. Time Out London scrisse che gli effetti speciali avevano assunto la priorità sulle idee. A.H. Weiler del New York Times scrisse che «Per tutte le buone intenzioni, scientifiche e umane, Fase IV piange per avere una fase V di spiegazioni più soddisfacenti.»



Curiosità


Dalla bozza della sceneggiatura di Mayo Simon fu tratto, dallo scrittore di fantascienza Barry Malzberg, il romanzo omonimo Fase IV, pubblicato nel 1973, dieci mesi prima dell’uscita del film. L’autore terminò la scrittura del romanzo rapidamente, in meno di una settimana, partendo non dalla sceneggiatura definitiva, bensì da un semplice canovaccio, mancante anche dei dialoghi.

Ebbe così l’idea di intervallare nel racconto estratti del diario di uno dei protagonisti, utilizzando tale artificio narrativo per ampliare il testo, altrimenti troppo scarno. Nel film, uscito dieci mesi dopo la pubblicazione del romanzo, si fa uso di molti brani tratti dal diario ideato dallo scrittore e interpretati da una voce narrante senza che Malzberg sia citato nei crediti finali dell’opera cinematografica.

Credits

Titolo originale: Phase IV – Paese di produzione: GBR/USA – Anno: 1974 – Durata: 86′, colore, sonoro – Regia: Saul Bass – Produzione: Alced Production, Paramount Pictures – Produttore: Mayo Simon – Fotografia: Dick Bush – Montaggio: Willy Kemplen – Effetti speciali: John Richardson – Musiche: Brian Gascoigne – Scenografia: Don Barry.

Cast. Nigel Davenport: Ernest Hobbs (Emilio Cigoli) – Michael Murphy: James Lesko (Luigi La Monica), Lynne Frederick: Kendra – Alan Gifford: Eldridge – Robert Henderson: Clete.

Questa scheda di approfondimento è legata al podcast di FantaSCIentiFIcast “Mamma, mi si sono ristretti gli speakers! – FSC074”

mercoledì 12 aprile 2017

Il cinema di Milos Forman

  • Prima visione: L'altro volto della speranza ed Elle
  • Cinema2Day
  • Totalmente Totò
  • Il Cinema Ritrovato al cinema: Gli amori di una bionda
  • Rendez-vous. Nuovo cinema francese: La meccanica delle ombre e Le Concours
  • Cinema del presente: Un re allo sbando, Split e Dopo l'amore
  • Cineclub per bambini e ragazzi. Pasqua e Pasquetta in musica con Il Mago di Oz e Sing
  • Il Cinema Ritrovato 2017: accrediti e volontari



Prima visione

Cinema Lumière
L'altro volto della speranza
(Toivon tuolla puolen, Finlandia/2016) di Aki Kaurismäki (98')
Versione originale con sottotitoli italiani

fino a mercoledì 19 aprile
Con un omaggio a Kaurismäki e Peter von Bagh


Un mondo che sa di sigarette e vodka a buon mercato,
ma l’odore che resta più a lungo è quello dell’empatia
(Hollywood Reporter)
Una storia onesta e venata di malinconia trainata dal senso dell'umorismo, ma per altri aspetti anche un film quasi realistico sui destini di certi esseri umani qui, oggi, in questo nostro mondo.
(Aki Kaurismäki)

Dopo Miracolo a Le Havre Aki Kaurismäki torna (ma ha annunciato che questo sarà il suo addio al cinema) con una commedia surreale e poetica, vincitrice dell'Orso d'Argento per la migliore regia all'ultima Berlinale. L'altro volto della speranza è dedicato alla memoria di Peter von Bagh. Rendere omaggio a Kaurismäki, attraverso il primo dei suoi film, uno straniato Delitto e castigo finlandese (venerdì 14, ore 22.15), è per noi dunque anche un modo per continuare il nostro dialogo con Peter, di cui proporremo l'ultimo documentario Sosialismi (mercoledì 12, ore 18), che di Kaurismäki è stato amico e critico illuminato. Se a Le Havre il caso aveva messo assieme un lustrascarpe e un migrante africano, in L'altro volto della speranza a incrociare le loro strade sono rifugiato siriano appena sbarcato a Helsinki e un commesso viaggiatore con l’hobby del gioco d’azzardo. Un campionario umano gentile e periferico, descritto dal maestro finlandese con la consueta ironia e sconfinato affetto.
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Sala Cervi
Elle
(Francia-Germania/2016) di Paul Verhoeven (130')
Versione originale con sottotitoli italiani
fino a mercoledì 19 aprile

“Esistono performance di fronte alle quali il critico deve alzarsi in piedi, mettersi sull'attenti e lasciar spazio all'ammiratore. Quella di Isabelle Huppert in Elle (nella cinquina degli Oscar per la miglior interpretazione femminile) appartiene a questa categoria” (Alberto Crespi). Un quarto di secolo dopo Basic Instinct, Paul Verhoeven, “ci regala un'erede degna della gelida bionda che, con un lieve movimento delle ginocchia, sedusse per sempre Michael Douglas e il pubblico dei multiplex” (Giulia D'Agnolo Vallan). Verhoeven ci consegna “una black comedy allegramente amorale che aspira come un buco nero tutto ciò che ruota intorno a Michèle [...] Verhoeven non spiega un bel nulla, anzi ci fa una pernacchia e tra sms sconci, e-mail porno, cene di Natale demenziali, ci diverte, ci scuote, costringe ndoci a riempire i mille vuoti lasciati ad arte dentro un racconto paradossale e insieme del tutto logico” (Fabio Ferzetti). In concorso all'ultimo Festival di Cannes e vincitore di due Golden Globe, una commedia nera di cui Buñuel sarebbe stato contento.
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Anche la Cineteca aderisce all'iniziativa Cinema2day. Mercoledì 12 aprile tutti gli spettacoli, prime visioni comprese, a soli 2 Euro. Per i due film di prima visione, L'altro volto della speranza ed Elle è stata attivata la prevendita on-line dei biglietti. Per l'occasione la Biblioteca Renzo Renzi della Cineteca resterà straordinariamente aperta fino alle ore 22. Lo staff sarà a disposizione degli spettatori per una breve visita alle collezioni.
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Totalmente Totò
Mercoledì presentazione del libro alle Librerie.Coop Ambasciatori
Sabato San Giovanni decollato inaugura la rassegna al Lumière

Antonio De Curtis, Totò nell’arte e nella vita, è il principe del nostro programma di aprile. Lo onoriamo, a cinquant’anni dalla scomparsa, con un libro e con una rassegna. Il libro, Totalmente Totò. Vita e opere di un comico assoluto, fin dal gioco del titolo si pone come punto d’approdo di molti anni di ricerche e passione; lo ha scritto per le nostre edizioni Alberto Anile, che all’opera del più grande comico del cinema e del teatro italiani ha dedicato diversi volumi, e che ha qui ricostruito una biografia artistica ‘definitiva’, dove il percorso lungo e complesso di Totò nella storia dello spettacolo viene esplorato in profondità. Un libro di lettura avvincente anche per i lampi di luce che prova a gettare sul mistero della comicità ‘assoluta’ di Totò, comicità irriducibile, in larga parte inspiegabile, come è sempre la comicità che riesce a sfidare il tempo. Lo presentiamo mercoledì 12 alle ore 18 presso Librerie.Coop Ambasciatori alla presenza dell'autore, accompagnato da Paola Cristalli e Gian Luca Farinelli. Con letture da Totò a cura degli allievi della scuola di teatro Galante Garrone di Bologna. La rassegna, in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale, presenta al Lumière alcuni dei suoi titoli più felici o più rari. Come San Giovanni decollato di Amleto Palermi, primo film di Totò davvero professionale, che inaugurerà la personale sabato 15 alle ore 20.15.
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Il Cinema Ritrovato al cinema: Gli amori di una bionda
Dal 10 aprile nei cinema italiani. Al Lumière tutti i lunedì e martedì del mese
Dal 21 al 29 aprile omaggio al cinema ribelle di Miloš Forman

 “In perfetto equilibrio tra arguta satira sociale e romanticismo adolescenziale, tra cupa disperazione e speranza irrefrenabile. […]
Gli amori di questa bionda sono gli amori di tutti noi, tanto necessari quanto impossibili"
(Dave Kehr)
La distribuzione di classici restaurati che la Cineteca promuove sull’intero territorio nazionale prosegue con Gli amori di una bionda, la commedia triste che rivelò anche in Occidente il talento di Miloš Forman e che inaugurò la nová vlna, la nouvelle vague praghese. Le disillusioni amorose d'una giovane operaia, in fuga dal torpore della provincia, si stagliano nel ritratto d'una generazione nuova e indecisa a tutto, ma risolutamente (e comicamente) fuori dal linguaggio e dalle retoriche ufficiali della ‘programmazione socialista'. Circola un'aria da dolci inganni che rischia di spegnersi nel grigiore d'un contesto desolante, ma Forman ha già chiaro che è necessario non deflettere dall'ironia: "Una piccola nazione come la Cecoslovacchia, minacciata per tutto il corso della sua storia da poten ti vicini, non ha altri mezzi di sopravvivenza che mantenere il sense of humour". Intorno a Gli amori di una bionda dedicheremo a Miloš Forman una personale (dal 21 al 29 aprile), in collaborazione con il Bergamo Film Meeting, che abbraccia la lunga e gloriosa carriera del regista, dai corti musicali dell’apprendistato praghese ai trionfi hollywoodiani costellati di Oscar (Hair e Qualcuno volò sul nido del cuculo).
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Rendez-vous. Nuovo cinema francese: La meccanica delle ombre e Le Concours
Mercoledì 12 e giovedì 14 aprile – Cinema Lumière

Ultimi due appuntamenti per la rassegna che anche quest'anno ha portato a Bologna un assaggio del miglior cinema francese recente. Mercoledì 12 alle ore 20 vedremo La meccanica delle ombre, avvincente polar spionistico, a cavallo fra Le Carré e i classici del thriller paranoico-politico americano anni Settanta. Protagonista un contabile ex alcolista che si ritrova invischiato in un pericoloso intrigo tra servizi segreti e alte sfere del governo. Venerdì 14 gran finale con Le Concours, il documentario in cui Claire Simon ha raccontato i severi esami di ammissione alla Femis, la scuola nazionale di cinema in Francia nelle cui aule sono passati Malle, Resnais, Angelopoulos e Ozon.
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Cinema del presente: Un re allo sbando, Split e Dopo l'amore
Giovedì 13, sabato 15 e domenica 16 aprile - Cinema Lumière

Questa settimana vi proponiamo, naturalmente in versione originale con sottotitoli, tre fra i film più felici dell'ultima stagione cinematografica. Partiamo (giovedì 13, ore 22.30) con Un re allo sbando: “Mettiamo un re belga a Istanbul, con una catastrofe naturale e una crisi politica in atto, e poi lanciamolo in un rocambolesco viaggio a piedi verso casa, in incognito, pieno di contrattempi, rese dei conti e momenti di gioia”, dicono i registi Jessica Woodworth e Peter Brosens intorno all'idea di partenza di questa spiazzante ed esilarante commedia on the road travestita da documentario, vera scoperta dell'ultima Mostra di Venezia. Sabato 15 sarà la volta di Split, e labirintico thriller con sfumature horror diretto dal regista di Sesto senso M. Night Shyamalan, che conferma il suo interesse per fobia, paranormale, psichiatria sociale e colpi di scena nel racconto delle ventitré personalità (più una, la più pericolosa, tenuta nascosta anche alla sua psichiatra) di un uomo affetto da disturbo dissociativo dell'identità. Infine (domenica 16, ore 21.45) Dopo l'amore di Joachim Lafosse, anatomia di una separazione, sentimentale e materiale, di una coppia, tra casa, denaro, cibo e ore da trascorrere con le figlie.

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Cineclub per bambini e ragazzi. Pasqua e Pasquetta in musica con Il Mago di Oz e Sing
Sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 aprile, ore 16 – Cinema Lumière

Per il lungo week-end pasquale riproponiamo a grande richiesta due dei titoli più apprezzati quest'anno dai nostri cinefili in erba. Sabato 15 e domenica 16 torna Il Mago di Oz, favola musical e film di fondazione dell'immaginario americano riportato in versione restaurata sui grandi schermi dalla Cineteca di Bologna nell'ambito del progetto Il Cinema Ritrovato al cinema. Ancora tanta musica a Pasquetta nell'esilalarante film d'animazione Sing: un topo intonato ma imbroglione, una timida elefantina adolescente, una madre scrofa esaurita, un giovane gorilla gangster e una porcospina punk-rock sono gli improbabili partecipanti di un talent show canoro indetto da un koala azzimato per salvare il suo teatro.
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Se desideri partecipare come volontario al Cinema Ritrovato hai tempo fino al 20 aprile, compilando la scheda di iscrizione on-line.
 

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martedì 11 aprile 2017

Film concerto

L'approccio con la scrittura e la personalità del musicista, la consapevolezza della creazione di un momento unico e straordinario. Mercoledì 12 aprile, all’Apollo Cinepark di Ferrara arriva “Piani Paralleli”. Il film concerto di Gianni Di Capua su Giovanni Mazzarino, uscito in anteprima a Roma il 7 aprile, per poi proseguire nelle maggiori città italiane, tra cui anche Ferrara. Insieme al compositore e pianista siciliano Giovanni Mazzarino, il film verrà introdotto infatti mercoledì alle 20.30 da Alessandro Mistri, direttore artistico del Gruppo dei 10, dal regista Gianni Di Capua e da Valentina Gramazio di Jazzy Records.

Piani Paralleli celebra i 50 anni di età e i 30 di carriera di uno dei più importanti compositori jazz del panorama contemporaneo: Giovanni Mazzarino. Gianni Di Capua che racconta il lavoro del pianista durante la sua composizione Suite per quartetto Jazz e orchestra d'archi. Le prove dell'Orchestra, l'approccio dei musicisti con la scrittura e la personalità di Mazzarino, i silenzi di Steve Swallow, l'energia di Adam Nussbaum, la classe di Fabrizio Bosso, la perizia di Paolo Silvestri. Le discussioni, l'amicizia, le paure, la consapevolezza di un momento unico e straordinario, la trasformazione delle partiture in materia sonora viva e vibrante, fino al concerto finale a porte chiuse, sono riprese circolarmente con tre telecamere disposte intorno ai musicisti, nel buio ovattato denso di creatività della Fazioli Concert Hall. Diretta da Gianni di Capua, la pellicola è un coinvolgente racconto per musica e immagini di come è nato il nuovo lavoro del jazzista.


Proiezione mercoledì 12 aprile ore 20.30 al Cinema Apollo Cinepark di Ferrara. Biglietto intero: 7,50 euro, ridotto (militari, under 10, over 60): 5,50 euro. Maggiori informazioni sul film: www.bliqfilm.com/piani-paralleli.

sabato 8 aprile 2017

Zardoz

Titolo: Zardoz | Autori: John Boorman & Bill Stairs | Anno di pubblicazione: 1974 | Novellizzazione del film Zardoz diretto da John Boorman (1974) | Inedito in Italia | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI
Tra il 1969 e il 1970 il regista inglese John Boorman propose un adattamento della trilogia IL Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien alla United Artists, che ne deteneva i diritti. Il trattamento di Boorman prevedeva modifiche sostanziali al testo originale; per questo motivo e per altri motivi la United Artists preferì rinunciare al progetto, per avallare qualche anno dopo quello dell’animatore Ralph Bakshi, molto più fedele alla trilogia di Tolkien. Diversi elementi di quell’adattamento confluirono nel suo film successivo, Zardoz, l’unico film di sf del regista britannico. Boorman e il suo co-sceneggiatore Bill Stairs scrissero anche la novelisation del film, ovvero l’adattamento della sceneggiatura in forma di romanzo. Solitamente le novelisations sono le riproposte pedisseque delel vicende del film, più o meno creativamente rielaborate a seconda della personalità dell’estensore, ma di solito si tratta di una specie di gadget pubblicitario per il film. In questo caso, essendo scritto dagli autori del film, risponde anche a esigenze espressive e artistiche, come scrive Boorman nella prefazione:
“Scrissi Zardoz a casa mia nel 1972 (…)  Ne uscì una sceneggiatura più simile alla forma di un romanzo. Gradualmente la rielaborai in una forma cinematografica che si rivelò troppo audace per la maggior parte degli studios. Alla fine trovai i finanziamenti e girai il film (…) Mentre montavo il film decisi di riportarlo alla forma di un romanzo. Esso segue fedelmente il film, ma si appoggia molto alla stesura iniziale.”
Zardoz è ambientato in un mondo futuro in cui l’umanità è divisa in due categorie, gli Sterminatori e i Bruti; i primi scatenano periodiche battute di caccia contro i Bruti, uccidendo i maschi e, all’occasione, imprigionando e violentando le femmine. Gli Sterminatori ricevono ordini dal dio Zardoz, che si esprime attraverso una gigantesca testa in pietra che arriva volando sulle lande degli Sterminatori, e dalla quale escono la voce di Zardoz e le armi da fuoco che servono alla caccia. Zed è un capo degli Sterminatori per diritto di nascita, essendo figlio di un capo Sterminatore, ma è preso dai dubbi. Perché Zardoz ha cambiato ordini? Perché ora i suoi uomini non devono più uccidere i Bruti ma catturarli e schiavizzarli come contadini? Zed decide di entrare di nascosto nella testa di Zardoz, e così vola fino al Vortex, dove vivono gli Eterni, un élite che gode dell’immortalità e di un aspetto sempre giovanile, separata dal mondo da un campo di forza invisibile. Il Vortex è guidato e protetto dal Tabernacolo, un’entità artificiale che serve da legislatore, coordinatore e mezzo di comunicazione fra gli Eterni, e che gestisce i loro processi vitali, mantenendoli di fatto immortali. Chi muore per incidente od omicidio viene subito clonato, mentre i criminali sono puniti con l’invecchiamento: ciò che capita ai Rinnegati, coloro condannati alla perpetua vecchiaia. Zed diventa oggetto della rivalità di tre Eterne, Consuella, May e la più giovane Avalow, ma anche strumento di fazioni in lotta rappresentate dalle tre donne, mentre lo Sterminatore rivela poco a poco le vere ragioni del suo viaggio come pure la reale natura di Zardoz…
Dal punto di vista narrativo, Boorman segue il film, come scrive lui stesso, ma aggiunge varie spiegazioni ai punti insoluti del film.
Così nel prologo c’è una specie di biografia di Zed, in cui vengono narrate anche la sua infanzia e la sua formazione; da una voce nella testa di Zardoz (detta anche la Caverna) apprendiamo che siamo nel 2293; nel corso del romanzo abbiamo cenni anche sul passato di Consuello e May, utili a caratterizzarle; verso la fine scopriamo ciò che ha distrutto la civiltà umana, e vengono svelati l’origine e lo scopo originale del Tabernacolo e del Vortex, e come ci sono finiti gli Eterni.
Dal punto di vista letterario Boorman e Stair usano uno stile immaginifico che cattura il lettore in una trama (in un vortice…) di costruzioni visive ingegnose, dalle descrizioni ricche di particolari, ma mai didascaliche, calate in un’atmosfera onirica di ricca suggestione. Si potrebbe dire lo stesso del film, ma  i due autori riescono a reinventarne con le parole la visionarietà scenografica e fotografica, dimostrando una notevole capacità linguistica e stilistica. Nel tratteggio dei personaggi Boorman e Stair elaborano delle figure che sono allo stesso tempo archetipali eppure vitalissime e credibili, e hanno l’abilità di svelarne complessità, sfaccettature e motivazioni man mano che la narrazione si sviluppa. Lo si vede in Zed, che si rivela sempre meno come un brutale assassino e sempre più come un uomo assetato di verità e di sapere; o in Frayn, che snoda poco a poco le sue trame di sottile manipolatore, il mago Merlino della vicenda, secondo una definizione di Boorman.
Ma colpiscono più di tutti le tre figure femminili principali: May, Consuella  e Avalow. Boorman le concepisce come archetipi, rispettivamente della Madre, della Moglie e della Figlia, ma va ben aldilà degli stereotipi o delle fantasie maschili, e le caratterizza con grande sottigliezza psicologica e attenzione a gesti, dialoghi, sfumature, sbalzando tre caratteri forti ma ben diversi fra loro. Alla loro rivalità, e in generale alla loro interazione, gli autori danno motivazioni ben più complesse e profonde della semplice conquista di un uomo – o meglio del suo controllo e utilizzo – che pure non è un semplice pretesto. Raramente avevo letto un romanzo di autori maschili in cui il disegno e l’interazione di personaggi femminili fosse così complesso e approfondito (più e meglio che nel film, tra l’altro).
Il momento più riuscito del romanzo, secondo me, è il nono capitolo, intitolato “Exchange of powers”. May e le sue seguaci vogliono essere fecondate da Zed, che in cambio riceve tutta la loro conoscenza, e infine si accoppia ancora con Avalow, che gli consegna il cristallo che gli permetterà di conoscere i segreti del del Tabernacolo. Qui la prosa di Boorman e Stair unisce una strepitosa forza visionaria con un grande pathos drammatico, raccontando con grande coinvolgimento le emozioni di Zed di fronte alle due fasi del rito, prima l’estasi non solo erotica ma anche spirituale nata dall’unione con le donne di May, poi l’avidità con cui l’uomo assorbe le informazioni dal cristallo. È un vero momento epifanico, intessuto di una potente vena immaginifica, in cui Zed scopre quelle verità a cui aveva sempre anelato.
Nella vexata quaestio se la fantascienza abbia o no previsto Internet, Zardoz è un contributo molto interessante. In riferimento al Tabernacolo, la parola “computer” non viene mai usata riferita, ma la parola “network” sì. Il Tabernacolo infatti è per il Vortex l’archivio elettronico ma anche il centro direttivo; gli Eterni dispongono di un anello  che li mette in contatto fra di loro e con il Tabernacolo, dal Tabernacolo ricevono informazioni che visualizzano con ologrammi che nascono dagli anelli e che possono scambiarsi l’uno con l’altro. per usare le parole del romanzo:
“Per questo motivo il Tabernacolo non era un cervello centrale, perché questo lo avrebbe reso un re. Era una rete di linee di conoscenza che si intersecavano e si incrociavano quando le circostanze lo richiedevano.”
Interessante a questo punto una dichiarazione di John Boorman tratta da un’intervista del 1985:
“Immagino che l’esistenza nelle città sia diventata qualcosa allo stesso tempo impossibile e non necessaria, dal momento che i mezzi di comunicazione, non solo orali ma visivi – i computer ad esempio –  avranno raggiunto un tale livello di perfezione che chiunque potrà essere contattato immediatamente.”

Difficile fare il gioco delle reminiscenze con Il Signore degli Anelli, dal momento che più che al libro di Tolkien, Zardoz si rifà alla progettata rilettura di Boorman. Citando dalla stessa intervista:
“Ciò che mi interessava nel Signore degli Anelli erano i suoi contenuti mitici (..) Anche Zardoz è una storia mitica (…) Un’altra rassomiglianza è che Il Signore degli Anelli è ambientato nella Terra di Mezzo, che sembra dispiegarsi in un continuum temporale diverso dal nostro (…) Sebbene Zardoz sia ambientato nel futuro, abbiamo l’impressione che sia un altro continuum temporale, che potrebba acccadere nel nostro presente, se in precedenza il mondo avesse preso un’altra direzione.”
Comunque, andando per tentativi, Frayn appare come un equivalente di Gandalf, visto come un “mago” che manipola ma che allo stesso tempo mette in contatto mondi diversi e separati. Senz’altro più evidente la trovata degli anelli usati dagli Eterni come “terminali”, anche se tutto sommato la sua funzione è opposta, visto che nel romanzo rende invisibili, e che in Zardoz una delle sue funzioni è quella di visualizzare riprese filmate. Cercando analogie si può notare come Consuello sia una guerriera come Éowyn, mentre Avalow è giovane e dà la conoscenza a un uomo come fà Arwen. Si sa che nel Signore degli Anelli di Boorman c’è una scena in cui Frodo fa l’amore con Galadriel prima di guardare nello specchio: come in Zardoz, il sesso in questa scena prelude alla rivelazione.
Mario Luca Moretti
L’AUTORE
John Boorman (Shepperton, 18 gennaio 1933) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico inglese. Sebbene di famiglia non cattolica, viene educato dai salesiani. Dopo aver lavorato in una lavanderia a secco, si interessa di giornalismo e alla fine degli anni cinquanta si occupa di documentari per la TV. Nel 1962 diventa il capo documentarista per la BBC Bristol. Dopo aver diretto nel 1964 una serie di documentari per la televisione ai quali prende parte tra gli altri anche Tom Stoppard, gli viene proposto di girare Prendeteci se potete (1965), la risposta dei The Dave Clark Five a Tutti per uno di Richard Lester, veicolo promozionale cinematografico dei Beatles. Il film non ha il successo sperato, ma due anni dopo, Boorman è ad Hollywood dirige in Senza un attimo di tregua, un gangster-movie tradizionale nei contenuti ma innovativo nella forma che fa leva sull’interpretazione di Lee Marvin. E proprio con Lee Marvin arriva il secondo film hollywoodiano, Duello nel Pacifico, con la star giapponese Toshiro Mifune in una storia estrema e crudele con un pizzico di ironia e richiami palesi alle avventure di Robinson Crusoe. Al ritorno in Inghilterra dirige Leone l’ultimo (1970), tratto da una commedia di George Tabori, che gli vale il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Il tema della socialità e dei comportamenti selvaggi dell’uomo “civile” torna nel suo primo grande successo di pubblico, Un tranquillo week-end di paura (1972), con Jon Voight e Burt Reynolds. Questo film gli valse anche la prima nomination all’Oscar. Si stabilisce in Irlanda e nel 1974 dirige Zardoz, un film tra il fantascientifico e il mitologico, che divide la critica. Dirige poi il seguito de L’esorcista (1973, regia di William Friedkin), L’esorcista II: l’eretico (1977), che non raggiunge il successo del primo capitolo. Nel 1981 realizza Excalibur, considerato una delle riduzioni cinematografiche più riuscite del complesso di leggende di Re Artù e del Ciclo bretone. Seguono l’autobiografico Anni ’40 (1987), sulla Seconda guerra mondiale vissuta da un bambino a Londra, e Dalla parte del cuore (1990). La foresta di smeraldo (1985) e Oltre Rangoon (1995) derivano dall’esigenza dell’impegno sociale di Boorman. Il primo è un appello ecologista, il secondo è un grido di aiuto per il popolo birmano oppresso. Con The General, la storia in bianco e nero di un ladro-gentiluomo irlandese che viene ucciso dall’IRA, Boorman ottiene per la seconda volta il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Nel 2004 torna di nuovo il suo impegno sociale con In My Country sul Sudafrica del post-apartheid. Ha in progetto una versione cinematografica delle Memorie di Adriano tratta dal libro di Marguerite Yourcenar. (Bio da Wikipedia)

venerdì 7 aprile 2017

Lara Luppi e i suoi Jumpin' Shoes

Largo alla band più travolgente della Penisola, arrivano Lara Luppi e i suoi Jumpin' Shoes. Un jazz tutto da ballare è quello che proporrà l’eclettico gruppo sabato 8 aprile per il penultimo appuntamento di “Tutte le direzioni in Springtime”, nell’ormai tradizionale quanto accogliente cornice del ristorante “Spirito” di Vigarano Mainarda (Ferrara).
Il loro sarà un piacevole ritorno nell’entroterra ferrarese. La divertente swing and jive band, già ospite nella precedente rassegna organizzata dal Gruppo dei 10, non smette mai di stupire, proponendo una serata “swingante” e piena d’energia. Tra le formazioni più longeve e famose del genere (quasi trent’anni di onorata carriera!), i Jumping’ Shoes rivisiteranno gli standard italiani ed americani con il sound delle orchestre da ballo degli anni ’40 e ’50, portando a Vigarano Mainarda lo spirito e la carica delle orchestre del Cotton Club nell’Età d’oro dello Swing. I Jumpin’ Shoes ci proiettano così direttamente in quegli anni sia con il suono che con gli occhi, con arrangiamenti sapienti ma anche un impeccabile look d’epoca.
Capitanati Lara Luppi, che di questo genere è ormai un’icona e un punto di riferimento in Italia, il gruppo trasporterà tutti indietro nel tempo, dritti nell’era dello swing e delle grandi orchestre che si esibivano nei locali zeppi di appassionati ballerini. Amati sia in Italia che all’estero, i Jumpin’ Shoes hanno partecipato anche ai programmi televisivi Quelli di Rai 2 e Zelig. La dimensione live, però, rimane la loro preferita. Ad accompagnare la voce di Lara Luppi sarà infatti l’immancabile orchestra di ben sei elementi (Simone Copellini alla tromba, Mario Parisini al sax tenore, Simone Pederzoli al trombone, Luca Savazzi al pianoforte, Marco Romagnoli al contrabbasso e Francesco “Frank” Coppola alla batteria), che proporrà classici di Duke Ellington, Benny Goodman, Louis Jordan, Cab Calloway, Louis Prima. Non mancherà però anche un doveroso omaggio allo swing italiano, da Giorni Kramer a Rabagliati, da Luttazzi a Buscaglione (cena alle 20.30 e a seguire concerto. Per info e prenotazioni: 0532 436122 e 3394365837). 

Se quella di sabato allo Spirito sarà un’occasione unica per riscoprire il jazz come musica da ballo, una serata in grado di far ‘saltare le scarpe’, appena qualche giorno dopo, mercoledì 12 aprile, all’Apollo Cinepark verrà proposto “Piani Paralleli”, il film concerto di Gianni Di Capua su Giovanni Mazzarino. Insieme al pianista, il film verrà introdotto da Alessandro Mistri, direttore artistico del Gruppo dei 10, dal regista Gianni Di Capua e da Valentina Gramazio di Jazzy Records.