venerdì 3 aprile 2020

Lepida TV

Dalla vicenda del Cassero bolognese alle meraviglie della Rocchetta Mattei e della Certosa di Bologna: ecco il programma fino a lunedì, che sarà fruibile su emiliaromagnacreativa.it e Lepida Tv, oltre che sulle pagine web e social degli operatori culturali coinvolti
BOLOGNA – Prosegue senza sosta, con un grande riscontro di pubblico, #laculturanonsiferma, il grande festival multimediale promosso dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il mondo della cultura regionale. Un festival tutto dedicato a chi, costretto a casa dalle misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus, voglia fruire il meglio della programmazione culturale prodotta in regione.
Dal 3 aprile, per quattro venerdì, RadioEmiliaRomagna trasmetterà in podcast quattro spettacoli della compagnia Ateliersi. Lo Speciale Ateliersi on air si configura come un piccolo viaggio nella produzione del collettivo bolognese formato da Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi. Si parte con Soli, riscrittura di “Pensaci, Giacomino!” di Pirandello; il 10 aprile è invece in programma De facto, un’opera poetica elettronica che elabora i materiali relativi alla strage di Ustica. Lo speciale prosegue il 17 aprile con Non stare ferma nel vento, un reading poetico e musicale ideato e interpretato da Fiorenza Menni. Ultima tappa il 24 aprile con in Your Face, spettacolo finalista Ubu come miglior progetto sonoro 2018 (musiche di Vittoria Burattini, Vincenzo Scorza e Mauro Sommavilla, eseguite da Scorza e Sommavilla con Giulia Formica). L’opera attinge ai profili Facebook di alcune persone che attraverso i social raccontano il proprio rapporto con il reale.
In video, da segnalare oggi alle ore 18,50 Torri, checche e tortellini, documentario di Andrea Adriatico sull’esperienza della concessione di un edificio pubblico a un circolo omosessuale: nei primi anni 80 il Comune di Bologna concesse al Circolo 28 Giugno l’uso del cassero di Porta Saragozza, che sarebbe diventato uno dei luoghi simbolo del movimento Lgbt in Europa. Ne parlano i testimoni, sia attivisti che politici.
Sempre stasera, alle 21,30, prezioso appuntamento con la rassegna in live streaming Jazz a domicilio – La maratona del Jazz: si esibiranno la cantante Cristina Zavalloni e Cristiano Arcelli al sax.
Dall’ampia programmazione di domani, sabato 4 aprile, segnaliamo (ore 20) un video prodotto dall’Università di Ferrara: Anatomia per uso et intelligenza del disegno. Storia di un restauro: come viene restaurato un libro antico? Un restauratore professionista illustra alcune delle tecniche che ha utilizzato per trattare un atlante di anatomia del XVII secolo. E a seguire, sempre a cura dell’Universita di Ferrara – Catalogare un libro antico. Il video mostra un catalogatore professionista alle prese con una cinquecentina del fondo Giuridico di Unife, della quale, grazie alle sue competenze, studia e descrive gli elementi specifici (frontespizio, segnature, dati d’esemplare).
Quindi, alle 21,15, teatro con Antigone ovvero una strategia del rito, da Sofocle, grande testo classico dell’antichità con Elena  Bucci e Marco Sgrosso che ne curano la regia e interpretano Antigone e Creonte.
Nella programmazione di domenica spicca (ore 20) La Rocchetta Mattei, video ambientato nell’eclettico castello sito tra Riola e Grizzana sull’Appennino bolognese, prodotto da Run Multimedia. A seguire Gli artisti della Rocchetta. Il racconto del restauro della straordinaria struttura realizzata dal conte Mattei. Quindi Gli strumenti musicali meccanici alla Rocchetta Mattei (sulla Collezione Marini in mostra permanente all’interno del castello) e La mia casa è il mio castello, dove Aleksej racconta la sua storia per i più piccoli.
Alle ore 20,30 Formato Ridotto, di Claudio Giapponesi, Paolo Simoni, Antonio Bigini, film collettivo che segna l’incontro tra Home Movies e un gruppo di scrittori: Enrico Brizzi, Ermanno Cavazzoni, Emidio Clementi, Ugo Cornia e Wu Ming 2.
Infine, dal palinsesto di lunedì segnaliamo (ore 18,50) Bologna – Cimitero Monumentale della Certosa, video, in linguaggio dei segni Lis, che ne racconta l’evoluzione da necropoli etrusca a cimitero moderno, e ne segnala le tombe e i monumenti più significativi dal punto di vista storico o artistico. Ricorda inoltre i personaggi famosi che vi sono sepolti, tra cui il pittore Giorgio Morandi, lo scrittore Giosue Carducci e il cantante Lucio Dalla.
Nel tardo pomeriggio, la programmazione di lunedì propone lo streaming quotidiano in diretta (19:30) di Jazz a domicilio – La Maratona del Jazz, con Pasquale Mirra, vibrafonista e compositore tra i più quotati del jazz italiano.
Gli eventi andranno on line sulle piattaforme regionali di EmiliaRomagnaCreativa (www.emiliaromagnacreativa.it) e Lepida Tv www.lepida.tv, canale YouTube LepidaTV OnAir, oltre che sul canale 118 del digitale terrestre e sul 5118 di Sky e sulle pagine web e social degli operatori culturali coinvolti nell’evento. Media cui si somma, per quattro venerdì, il podcast su RadioEmiliaRomagna.
I programmi potranno subire variazioni, gli aggiornamenti sul portale www.emiliaromagnacreativa.it
In allegato: il programma da venerdì 3 aprile a lunedì 6 aprile
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giovedì 26 marzo 2020

Auguri Mina!

Mina fu la prima artista in Italia a indossare la minigonna in spettacoli televisivi e nei concerti, qui durante il programma televisivo Doppia coppia (1970)

Mina, stella irraggiungibile del firmamento musicale fa 80. E noi la ricordiamo con un “esercizio di ammirazione” firmato da Anna Valerio.
 Se fosse nata a maggio, sarebbe ancora a far ballare le rughe in televisione come tanti. O a giugno, a luglio, agosto, settembre… Invece è nata all’inizio della primavera e noi arieti siamo così. A un certo punto ci sale una fiamma da dentro e una voglia insopprimibile di mandare in malora tutto e tutti. Perfino il meraviglioso Benedetto XVI: un giorno ha fatto il gran rifiuto. Lui a 86 anni, Mina a 38, ma la sostanza non cambia. Tenco, un altro della banda, si è sparato un colpo. De Gregori non fa che distruggere il sé che era concerto dopo concerto, che quando attacca “Alice” neanche la riconosci. È un dèmone. È bisogno di liberarsi. È voglia di respirare. È un fuoco che abbiamo in cuore, il nostro destino. Incoerenti? Magari sì. Ma vivi fino alla morte, che non è proprio un’ovvietà. Tengano altri le posizioni. Noi siamo fatti per il blitz. Non abbiamo paura di niente, perché la paura non sa correre al nostro ritmo. Ci disgustano i compromessi, gli arruffianamenti, la tattica dei piccoli passi. Il nemico peggiore è l’apatia. Dentro di noi urla questa ribellione, questa rabbia. Ascoltatela, la Mina dei cosiddetti tempi d’oro (ma è tutta d’oro la vita delle persone coraggiose e libere e appassionate). Non è la brava ragazza che passerà lo straccio sulla vita fiacca di un uomo a ogni costo, la classica signorina da marito. La sua è una voce selvaggia. Perfino sguaiata in certe espressioni. Potente. Calda. Nuova. Capace di stravaganze, di ironie. Ma… “quando sei qui con me”, tu, ignaro fortunato, non te lo scordi più quell’abbraccio che ti stringe come mille abbracci.
 Chissà se lo capiscono i troppi che si accontentano, che si affezionano alle proprie disgrazie, i morbosi, i timorosi, i furbastri cinici, i fiacchi, quelli che fanno solo giochetti puerili, gli indifferenti che s’incancreniscono nelle proprie abitudini e non mettono la testa fuori dalla confort zone. È primavera, caspita… Tanti auguri, Mina (vagante), voce che scuoti tutti – da lontano!

martedì 24 marzo 2020

Addio a Uderzo

Il mondo dei fumetti è a lutto. Se n’è andato nel sonno Alberto Uderzo, papà dei celeberrimi Asterix e Obelix, i campioni del villaggio dell’Armorica che sfidava Roma e vinceva regolarmente contro centurioni, soldati e Cesari. Uderzo, di chiare origini italiane, aveva 92 anni. A ucciderlo sarebbe stato un infarto che lo avrebbe colto durante il sonno. Insieme a René Goscinny creò le strisce umoristiche di Asterix e Obelix e proseguì il lavoro portando il fumetto a “uscire” dalla carta. I due personaggi divennero celebri al cinema, con i lungometraggi animati oppure interpretati da attori in carne e ossa, come Depardieu e Clavier che interpretarono il film “Asterix e Obelix contro Cesare” del 1999, che registrò anche la presenza di Benigni e della stupenda Laetitia Casta. https://www.barbadillo.it/88954-fumetti-addio-ad-albert-uderzo-papa-di-asterix-e-obelix/

domenica 22 marzo 2020

Max von Sydow

Max von Sydow (1929-2020) Per quelli che avevano vent’anni nel 1960, Max von Sydow fu un mito e un’icona. Ancora oggi, quando penso al perfetto cavaliere crociato (quello che magari non è mai esistito) in tuti i sensi, dall’aspetto fisico allo spirito, penso a lui. Certo, sotto la lucidissima guida di Ingmar Bergman, von Sidow conferiva una voce crociata e cavalleresca all’esistenzialismo kierkegaardiano. Ma era anche un grande artista: e i grandi artisti riescono ad esprimere lucidamente e profondamente anche quello che non sanno e non capiscono (pur ammesso, e non so quanto concesso, che von Sidow certe cose non le sapesse né le sapesse). Il cavaliere Antonius Bock era un uomo dell’Eterno Medioevo, quello ch’è sinonimo della vita tesa tra due ignori, il Prima e il Dopo. Ironia della sorte, stimolante coincidenza, o prova che Dio talvolta ama giocare a dadi con noi, il cavaliere Block che torna nella sua fredda e lontana Europa scandinava all’indomani d’una crociata inutile vi trova la peste, e von Sydow ci lascia, certo non prematuramente, comunque in tempo di pandemia… un altro segno?
La locandina de “Il Settimo Sigillo” “Dio, tu che in qualche luogo esisti… Tu che devi certamente esistere, abbi misericordia di noi”. Come possiamo dimenticare la preghiera del cavaliere Antonius Block, tornato dalle crociate in Terra Santa in un Nord Europa martoriato da peste e disperazione e magistralmente interpretato da Max von Sydow nel capolavoro assoluto di Ingmar Bergman, Il settimo sigillo, anno domini 1957. L’attore svedese (naturalizzato francese), alla fine, la partita con la Morte l’ha perduta, com’è scritto nel libro del destino di tutti noi; ma l’ha giocata fino in fondo, su una scacchiera lunga 91 anni, togliendosi molte soddisfazioni a livello professionale. Scoperto proprio dal genio svedese – con lui ha recitato in ben 14 pellicole –, Max von Sydow appartiene ai quei volti indimenticabili che il cinema ci ha regalato, a quella cerchia di attori venuti su a copioni e gavetta in teatro, prima di essere notati. Professionisti che si sono guadagnati un posto al sole grazie al sudore del duro lavoro e della passione, non certo alla partecipazione a un reality o a un talent, oggi il primo gradino verso il successo – ma di una scala spesso priva di talento. Con due Oscar all’attivo – uno come attore protagonista in Pelle alla conquista del mondo del 1989, uno come attore non protagonista in Molto forte, incredibilmente vicino nel 2012 – un centinaio di film, diverse apparizioni televisive, von Sydow è entrato nell’immaginario comune anche per un altro capolavoro, ovvero L’esorcista, il film di William Friedkin del 1973, nel quale interpreta magistralmente il ruolo di padre Lankester Merrin alle prese con il demonio. Espressivo ed estremamente versatile, l’attore ha lavorato spesso anche in Italia: tra gli altri, con Francesco Rosi (Cadaveri eccellenti, da un romanzo di Sciascia, 1976), Valerio Zurlini (Il deserto dei tartari, dal capolavoro di Buzzati, 1976) e Alberto Lattuada (Cuore di cane, 1976). Molti i grandi maestri con i quali ha collaborato, da John Huston (Lettera al Kremlino, 1970 e Fuga per la vittoria, 1981, nel quale veste i panni del maggiore nazista Von Steiner), passando per Sydney Pollack (von Sydow interpreta il sicario Joubert ne I tre giorni del Condor, 1975, accanto a un superbo Robert Redford e a una meravigliosa, in tutti i sensi, Faye Dunaway), David Lynch (Dune, 1984), Woody Allen (è Frederick, lo scontroso artista misantropo che richiama J.D. Salinger, in Hannah e le sue sorelle, 1986), Wim Wenders (Fino alla fine del mondo, 1991), Steven Spielberg (Minority Report, 2002), Martin Scorsese (Shutter Island, 2010), Ridley Scott (Robin Hood, 2010). Il suo fiore all’occhiello rimarrà sempre il cavaliere Block accompagnato dal suo tormento, dalla spasmodica ricerca di Dio, dai dubbi laceranti che non trovano risposta se non nella fede che può sconfiggere la Morte e un’esistenza terrena che della morte ha terrore e dalla morte è ossessionata. I dubbi di Block riflettono i dubbi dell’uomo moderno, che la fede ormai l’ha abbandonata prediligendo una progressione verso il Nulla, che si riflette nello scudiero Jöns, materialista, individualista e nichilista, che invita a godere solo ed esclusivamente delle gioie del presente. La peste che imperversa rende Il settimo sigillo un film da ammirare all’infinito, attuale, simbolicamente straordinario nella sua limpida capacità di fotografare le vacue prospettive umane del presente. Max von Sydow ne è il protagonista assoluto. Anche e solo per questo, non potremo che volergli bene per sempre. https://www.barbadillo.it/88799-ritratti-cinema-max-von-sidow-indimenticabile-cavaliere-de-il-settimo-sigillo/

sabato 21 marzo 2020

Come un film

Ha ripreso le pubblicazioni il blog di Andrea Malaguti dagli USA, qui un estratto: Gli abbienti, però, sembrano pronti a tutto, pur di fuggire alla paura del Coronavirus. Appena annunciata la chiusura delle scuole private di Manhattan, le culle dell'alta borghesia newyorkese, agli Hamptons sono piovute le richieste d'affitto immediato di case e ville, senza badare a spese. Tra le richieste, c'è quella della piscina riscaldata: se fuori ci sono -3 gradi centigradi (28 Farenheit), l'acqua deve arrivare a 41 (88 Farenheit). Tra i ricchi c'è voglia di far festa, come all'epoca del Grande Gatsby, che però andò a finir male (e va detto che finì male anche il suo autore, Francis Scott Fitzgerald, che si sentiva un po' Gatsby anche lui); e se vanno a finir male loro? Pare però che i poveri locali abbiano una risorsa che ai predatori da fuori manca: la solidarietà degli altri. Fuori stagione, baristi e camerieri aiutano gli anziani come possono. E poi, cosa che il New York Post non dice, ma lo so io, sono più simpatici. Tanti anni fa, sono andato anch'io in vacanza a Montauk, cinque giorni ad agosto, e ricordo i camerieri e la gente del posto molto più simpatica e molto meno tronfia dei borghesoni che pensavano d'aver diritto a tutto. Le sperequazioni sono sempre dannose. http://americalbar.blogspot.com/2020/03/gli-scaffali-vuoti-agli-hamptons.html

venerdì 20 marzo 2020

Torniamo a Carosello!

In questa Jetz-zeit, consegnata all’angoscia del #restiamoacasa, mentre le reti televisive sono stabilmente occupate da rubriche giornalistiche, talk show e interviste monotematiche sulla situazione medico-sanitaria e sulla catastrofe economica prossima ventura, le “imprescindibili” interruzioni pubblicitarie ci appaiono, per la prima volta, avvolte da un’aura irritante che prelude, se non alla rivolta, almeno alla deplorazione. La consolidata, onnipotente intrusione delle strategie di marketing in ogni superstite anfratto lasciato al pensiero e alla riflessione pubblica dalla segregazione immunitaria che stiamo vivendo, sembra dismettere i connotati della “franca menzogna”, tipica del messaggio pubblicitario, per mostrare il volto protervo dell’avidità e della bassezza morale. Quasi che proprio questi momenti di eccezionale emergenza rendano possibile, per la prima volta, la percezione dello scarto tra la calcolata, ipocrita frivolezza degli spot pubblicitari – costellati di volti sorridenti, di atmosfere oniriche e rarefatte o di effimere voluttà consumistiche – e la reale incombenza delle nostre paure. Paure del tutto simili a quelle che, nella quotidiana emergenza dell’epoca attuale, inquietano e assillano la nuda vita degli oppressi, dei disoccupati, dei migranti, degli sfruttati. Questa strutturale dissonanza è oggi enfatizzata dall’imperturbabile ossequio con il quale i conduttori televisivi annunciano l’interruzione pubblicitaria – nel bel mezzo di un’intervista, di un dibattito o di un collegamento esterno – come un atto di improrogabile deferenza all’ubiqua divinità del mercato. Dissonanza che non può essere giustificata – come pure accade di sentire da qualche epigono dei grandi teorici italiani del mid-cult (da Omar Calabrese a Umberto Eco) – come un estremo tentativo di normalizzazione, inteso a rassicurare gli spettatori sulla tenuta del sistema, con un abusatissimo the show must go on. In questo contesto, il riaffiorare della nostalgia per la pubblicità televisiva d’antan, anche in generazioni di telespettatori che non hanno vissuto quella temperie culturale, potrebbe prestarsi al ruolo di segreta levatrice emozionale di istanze “sovversive”. Non sorprende, dunque, che la Sipra, la concessionaria di pubblicità Rai, in un sondaggio effettuato poco più di un anno fa, abbia registrato un risultato plebiscitario: quasi il 98% degli italiani tra i 26 e i 35 anni si augura il ritorno di Carosello; e si può scommettere che anche le fasce di età più mature, soprattutto in questa inattesa cesura storica che si presenta nelle vesti naturalistiche di una pandemia, siano percorse da una travolgente nostalgia “patriottica” che vede nel Carosello uno dei simboli dell’italianità. estratto da http://www.uncommons.it/philosofilm/la-quarantena-non-lava-pi-bianco-632