giovedì 13 gennaio 2022

Rassegna al Capitol

 

Rassegna di Qualità Gennaio-Marzo 2022

Arriva la prima "Rassegna di Qualità" dell'anno, con 10 nuovi imperdibili film d'essai

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Inizierà il 20 gennaio 2022 la nuova Rassegna di Qualità, che vi accompagnerà fino al 25 marzo con una selezione di 10 imperdibili film d'essai, scelti per voi dal nostro gruppo "Cultura e Cinema".

Come sempre al giovedì alle ore 21.15 e in replica al venerdì alle ore 15.00.

Il costo del biglietto d'ingresso è di 6,00€, con ridotto a 4,00€ per i minori di 25 e maggiori di 65 anni.

A partire da quest'anno, inoltre, c'è un'importante novità sugli abbonamenti: potete acquistare un abbonamento che vi permette di vedere 10 film di qualsiasi rassegna (e non più di una singola rassegna!). Il costo è sempre di soli 45,00€ (35,00€ per i ridotti under 25 e over 65 anni) e la durata è di un anno dall'acquisto. Un'occasione imperdibile!!!

Dai prossimi giorni sarà possibile ritirare gratuitamente una copia del nuovo numero di Capitol Multisala Magazine, con tutte le recensioni e le schede dei film, assieme a tanti altri aggiornamenti sul Cinema Capitol, sia nell'espositore davanti al cinema, sia nell'ingresso.

Vi aspettiamo da giovedì 20 gennaio!!!

venerdì 7 gennaio 2022

Al MAGI di Pieve di Cento

 ALBERTO ZAMBONI

PER TUTTE LE ALTRE DESTINAZIONI

Dal 14 gennaio al 13 febbraio 2022

A cura di Valeria Tassinari

Con la prima mostra del 2022, il Museo MAGI’900 invita il pubblico a un’immersione nelle atmosfere elusive e sfuggenti dei dipinti di Alberto Zamboni, artista bolognese che nello spazio Open Box propone un’ampia personale concepita come un viaggio nella nebbia, verso una linea di orizzonte sfuggente e onirica, ma sempre guidata dalla luce.
Come sottolinea la curatrice Valeria Tassinari Per tutte le altre destinazioni “è una mostra pervasa da un profondo romanticismo, concepita come un’esperienza visiva che trasporta in una dimensione contemplativa e silenziosa, aprendo intorno allo spettatore spazi di paesaggio in cui cielo e terra si fondono e avvolgono piccole figure che li attraversano in controluce. L’esperienza della natura, che i colori riverberano in tonalità declinate nel verde e nell’azzurro, non è qui proposta come uno sguardo verso l’esterno, ma come continua ricerca di un rispecchiamento interiore, in cui il limite non è dato dalla visibilità quanto piuttosto dall’impossibilità di vedere quell’oltre che, tuttavia, sempre si intuisce e si cerca.”
Si tratta di una pittura “classica”, sensibile e visionaria, che indaga l’imprendibile linea di confine tra memoria e realtà in un dialogo di dissolvenze soffuse tra luce e ombra, visibile e invisibile. Un progetto di scandaglio del quotidiano, sotto cieli offuscati dove è possibile riconoscersi nella lenta passeggiata di solitari viandanti di pianura, ma anche nella sorprendente apparizione dell’elefante di Annibale o dello Zeppelin che solca il cielo, materializzazioni di storie mitizzate e oniriche che ancora echeggiano nelle voci sommesse di antichi narratori.
Come ci racconta l’artista stesso, infatti, “i quadri sono una serie di visioni che nascono da paesaggi dell’anima, dove figure in dissolvenza compaiono in un atmosfera senza tempo, corrose dalla luce che ne sfuma i contorni, sono solo comparse colte in un attimo, in un breve dialogo apparente o forse in un momento di intima contemplazione, con lo sguardo rivolto altrove.
Sono testimonianze di un viaggio, piccolo o grande che sia, sono esposte ad un confine, tra un territorio reale ed uno immaginario, la luce è una frontiera, un varco verso l’inesplorato, dove i nostri protagonisti sembrano destinati.”
A causa delle restrizioni legate alla pandemia la mostra sarà aperta a ingresso gratuito dal 14 gennaio senza un evento inaugurale. L’artista sarà presente in mostra il sabato pomeriggio su appuntamento, per incontrare il pubblico e dialogare con i visitatori che desiderano avvicinarsi alla sua poetica.
L’esposizione introduce un nuovo progetto della curatrice Valeria Tassinari, che durante la pandemia ha iniziato una serie di visite negli studi per mappare i luoghi della creatività e della ricerca più appartati, in un ampio territorio che attraversa, circonda e abbraccia la Pianura Padana. A queste ricerche e agli artisti che stanno lavorando su una sottile linea di sintonia poetica, si darà visibilità attraverso una serie di iniziative, espositive ma non solo, con l’intento di tracciare un profilo non convenzionale della cultura visiva contemporanea e di valorizzarne le individualità e le singolarità.

Alberto Zamboni (Bologna,1971) si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Collabora con diverse gallerie d’arte in Italia e all’estero, partecipa a diverse esposizioni pubbliche e residenze artistiche. Ha frequentato diversi studi di artisti, a cominciare da quello del padre Nicola, dove si poteva respirare un’atmosfera creativa fatta di contaminazioni, libertà e soprattutto cogliere la sensazione di potere vivere in maniera alternativa sfruttando i propri talenti, attraverso la propria arte. Oltre a dedicarsi alla pittura, ha suonato la fisarmonica nei Tony Destino e in seguito nei Senza Destino. Continua a dipingere e suonare.


martedì 4 gennaio 2022

Si scrive Iran, si legge Italia

 

Rahim Soltani ha contratto un debito che non può onorare. Per questa ragione sconta da tre anni la pena in carcere. Separato dalla moglie, che gli ha lasciato la custodia del figlio, sogna un futuro con Farkhondeh, la nuova compagna che trova accidentalmente una borsa piena d'oro. Oro provvidenziale con cui 'rimborsare' il suo creditore. Rahim pensa di venderlo ma poi decide di restituirlo con un annuncio. La legittima proprietaria si presenta, l'oro è reso e il detenuto promosso al rango di eroe virtuoso dall'amministrazione penitenziaria che decide di cavalcare la notizia, mettendo a tacere i recenti casi di suicidio in cella. Rahim diventa improvvisamente oggetto dell'attenzione dei media e del pubblico. Ma l'occasione di riabilitare il suo nome, estinguere il debito e avere una riduzione della pena, diventa al contrario il debutto di una reazione a catena dove ogni tentativo di Rahim di provare la sua buona fede gli si ritorcerà contro.

Dopo due esperienze internazionali poco convincenti (Il passato e Tutti lo sanno), Asghar Farhadi torna nel suo paese e dimostra con A Hero di sapere infilare come nessuno le derive della società iraniana, logorata dalla burocrazia, la diffidenza, la manipolazione.

Attraverso il destino di Rahim e della sua impossibile redenzione, Farhadi avvia un'implacabile meccanica che concentra tutti i difetti di un regime che ha eretto il perdono e la redenzione a virtù pubbliche e mediatiche. Come in tutti i suoi film, il protagonista è alle prese con un dilemma etico e come ogni volta il regista pratica un pessimismo morale che condanna i suoi personaggi ancora prima che i titoli comincino. Rahim Soltani non fa eccezione e si dibatte inutilmente. La sua parabola finisce dove tutto è cominciato, nella prigione da cui esce 'in licenza' disegnando la geometria sociale di un Iran ossessionato dall'integrità di facciata e esasperato da incessanti negoziazioni, amplificate dall'intervento a gamba tesa dei social network.

Eroe per un giorno e povero diavolo per sempre, il protagonista vaga per le strade della sua città in cerca di riscatto, stringendo al petto un 'certificato di merito' assegnato dalla stessa comunità che adesso è pronta a sbranarlo perché nell'ansia di fare bene, Rahim ha fatto tutto male. Tutte le menzogne e le mezze-verità finiranno per screditarlo, soprattutto agli occhi sempre umidi del suo bambino, eco del Bruno Ricci desichiano (Ladri di biciclette).

Mai così inflessibile, Farhadi non risparmia nessuno, debitori e creditori, prigionieri e carcerieri, diavoli e santi, sorprendendo lo spettatore con colpi di scena che non forzano mai la logica narrativa. E quella logica è decisamente perturbante. Proviamo un'empatia profonda per il personaggio principale, sempre sorridente e confidente nel tentativo di uscire da una situazione assurda. Ma più prova ad evadere da quella prigione a cielo aperto e più si chiude dentro, inquadrato dietro ai vetri, urtato dalla cattiva fede dei suoi interlocutori, impegnati ad abusarne o a prenderne le distanze in nome di un paese perfetto, di cui il sistema mediatico si fa eco mostruoso.

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Al cinema San Benedetto di Ferrara per la Befana                                    

domenica 2 gennaio 2022