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ll racconto dei racconti (Italia/2015) di Matteo Garrone In versione originale con sottotitoli italiani fino a mercoledì 27 maggio – Cinema Lumière I re e le regine, i principi e le principesse, i boschi e i castelli di tre regni vicini e senza tempo; e poi orchi, animali straordinari, draghi, streghe, vecchie lavandaie e artisti di circo: sono i protagonisti di tre storie liberamente ispirate ad altrettante fiabe di Il racconto dei racconti di Giambattista Basile, autore napoletano del Seicento, precursore di molta letteratura fiabesca dei secoli a venire. Direttamente dal Festival di Cannes, dove Matteo Garrone rappresenterà l'Italia insieme a Moretti e Sorrentino nel concorso principale – vi proponiamo, in lingua originale con sottotitoli, l'attesissimo fantasy horror firmato dal regista di Gomorra e Reality. Un'occasione preziosa per ascoltare le vere voci dei tanti magnifici interpreti internazionali come Salma Hayek, Vincent Cassel e Toby Jones. "Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile, afferma Garrone, perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate in Il racconto dei racconti descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave”. >> Maggiori informazioni |
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Leviathan (Russia/2014) di Andrey Zvyagintsev fino a mercoledì 27 maggio – Sala Cervi Prosegue la programmazione del monumentale ultimo film di Andrey Zvyagintsev (già Leone d'Oro a Venezia per Il ritorno) che ha suscitato un'enorme impressione all'ultimo festival di Cannes dove ha conquistato il premio per la miglior sceneggiatura, raccogliendo poi riconoscimenti in tutto il mondo, non ultimi il Golden Globe e la nomination all'Oscar per il miglior film straniero. Implacabile rappresentazione della Russia contemporanea, soffocata da corruzione, violenza e alcol, il film mette in scena la classica (e biblica) lotta tra un 'eroe' anonimo e solitario e il 'sistema' per difendere tutto ciò che possiede (l'officina, la casa, la terra) dalle brame di un oligarca mafioso che è anche il sindaco del villaggio. Tradimenti, torture, morti misteriose, lunghissimi silenzi, impotenza di fronte al sopruso, fanno di questo film, ambientato nelle desolate e gelide lande siberiane e costruito attraverso piani quasi fissi dall'enorme carica simbolica, “il ritratto di un paese dove chi detiene il potere – politico, poliziesco, giuridico o religioso non fa differenza – si trova alleato nel perpetuare il proprio dominio a scapito dei più deboli. Togliendo al Giobbe di turno anche la possibilità di invecchiare felice come succedeva nella Bibbia” (Paolo Mereghetti). >> Maggiori informazioni |
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Omaggio a Giuseppe Bertolucci Ampia restrospettiva al Lumière a un cofanetto Dvd edito dalla Cineteca dal 24 al 31 maggio – Cinema Lumière Finalmente, una lunga rassegna dedicata all’opera di Giuseppe Bertolucci. Al suo cinema, al suo teatro, ai film narrativi, ai documentari, ai video teatrali. A una personalità d’autore multiforme e poco classificabile, che ha segnato con forza tranquilla oltre trent’anni di cultura italiana. Perché Giuseppe Bertolucci, che ci ha lasciati tre anni fa, era un poeta delle immagini e delle parole, ma anche un grande combattente slow: pur nella costante estraneità – alla norma del cinema italiano, al potere, a tante mostruosità del presente – combatteva battaglie in difesa della bellezza, dell’agire culturale, con una concretezza più vitale perché non rinunciava e non irrideva l’utopia. Giuseppe è stato per quindici anni presidente della Cineteca, e ne ha guidato lo sviluppo con lucidità e passione. Accanto all'ampia retrospettiva al Lumière abbiamo realizzato un'edizione Dvd (Il cinema probabilmente) che raccoglie alcuni dei titoli più significativi della sua produzione, accanto a un volume di memorie e riflessioni critiche. >> Maggiori informazioni |
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Divergenti. Festival Internazionale di cinema transessuale Dal 21 al 23 maggio – Cinema Lumière Ottava edizione del primo e unico festival cinematografico in Italia dedicato specificamente al tema del transessualismo/transgenderismo e identità di genere. Un evento ideato e realizzato dal M.I.T. Movimento-Identità-Transessuale, associazione ONLUS impegnata nella difesa e tutela dei diritti, del benessere e della dignità delle persone trans fin dal 1981. Quest’anno in programma sette documentari, tutti in lingua originale con sottotitoli, provenienti da ogni parte del mondo. Si parte (ma il brindisi d'inaugurazione sarà giovedì 21 alle 19) con Una nobile rivoluzione (venerdì 22, ore 18), il film di Simone Cangelosi – c he sarà presenta in sala – dedicato a Marcella Di Folco, coprodotto e distribuito dalla Cineteca di Bologna. >> Maggiori informazioni |
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Cinema del presente: 50 anni di libertà di stampaMartin Scorsese racconta la “New York Review of Books” Martedì 19 maggio, ore 18, 20 e 22 – Cinema Lumière "Quando abbiamo fondato la rivista non volevamo far parte del sistema", dice Robert Silvers, direttore della "New York Review of Books". Sin dalla nascita nel 1963 la più importante rivista culturale degli Stati Uniti, massima espressione del pensiero liberal degli ultimi cinquant'anni, ha perseguito il suo obiettivo con rigore, con stile unico e non senza suscitare controversie. Diretto da Martin Scorsese e David Tedeschi, questo documentario cavalca le onde della storia letteraria, politica e culturale americana, intrecciando rari materiali d'archivio, interviste ai collaboratori ed estratti da opere di autori come Norman Mailer, Gore Vidal e Susan Sontag. >> Maggiori informazioni |
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Omaggio a Luigi Nono Nicola Sani presenta Archipel Luigi Nono Mercoledì 20 maggio, ore 18.15 – Cinema Lumière, Sala Officinema/Mastroianni Nell'ambito del progetto 'Resistenza Illuminata' che celebra i settant'anni della Resistenza e della Guerra di Liberazione e che prevede tra l'altro un omaggio alla figura di Luigi Nono, la Cineteca di Bologna presenta il documentario Archipel Luigi Nono di Olivier Mille. Questo straordinario film, l'unica testimonianza filmata della personalità del grande compositore veneziano, ricostruisce il profilo lirico e inedito di una Venezia 'sonora' che ha dato i natali e che ha ispirato Nono nel corso della sua vita. Introduce Nicola Sani, Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna. >> Maggiori informazioni |
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Roy Menarini presenta il volume Il corpo nel cinema. Storie, simboli e immaginari Mercoledì 20 maggio, ore 19 – Biblioteca Renzo Renzi Dalle metamorfosi della fantascienza ai traumi dell’horror, dalle catastrofi ridicole del comico alle malattie del melodramma, dalle passioni fisiche del genere erotico al realismo del cinema documentario: il linguaggio cinematografico ha raccontato il corpo umano in tutte le sue potenzialità. Il saggio di Roy Menarini (Bruno Mondadori/Pearson 2015) si propone come una ricognizione sulla rappresentazione (e le pratiche) del corpo nel cinema, tra storiografia e viaggio nell’immaginario. Lo presentiamo alla presenza dell'autore e di Federica Muzzarelli. L'ingresso è libero. >> Maggiori informazioni |
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Cinema a lavoro: Drifters Vittorio Boarini presenta il volume Cinema memoria lavoro Giovedì 21 maggio, ore 18 – Cinema Lumière Il cinema nasce riprendendo il lavoro e il movimento dell'uomo ad esso connesso: dall'uscita degli operai dagli stabilimenti dei fratelli Lumière nel 1895, passando per il grande cinema sovietico e per le avanguardie, il lavoro è spesso stato rappresentato dalla macchina da presa che ne ha saputo cogliere complessità e peculiarità. In questo pionieristico documentario John Grierson racconta il duro lavoro dei pescatori di aringhe nel Mare del Nord, ripresi dal vero nel loro quotidiano. Precende la presentazione del volume Cinema memoria lavoro (Editrice Socialmente 2015) di Vittorio Boarini alla presenza dell'autore e di Sandro Toni. >> Maggiori informazioni |
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Le vie dei monti: la ferrovia transappennina Venerdì 22 maggio, ore 17 – Cinema Lumière Una tavola rotonda sulla Ferrovia Porrettana, la storica infrastruttura inaugurata nel 1864 per il collegamento transappennico tra Bologna e Firenze. Promossa in collaborazione con il CAI di Bologna e la Biblioteca dell'Archiginnasio, nell'ambito della rassegna 'Le vie dei monti', l'iniziativa ha lo scopo di rileggere, attraverso gli interventi di storici e di appassionati (Paola Foschi, Renzo Zagnoni, Andrea Ottanelli, Andrea Giuntini, Simone Fagioli, Maurizio Panconesi e Nadia Baiesi), le tappe fondamentali attraverso cui si è svolta la costruzione di questa opera monumentale, che per cinquant'anni ha costituito l'asse portante della rete ferroviaria nazionale ed ha contribuito a trasformare l'economia ed il tessuto sociale del territorio attraversato. L'ingresso è libero. >> Maggiori informazioni |
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Cineclub per bambini e ragazzi: L'ultimo lupo e Le vacanze del piccolo Nicolas Sabato 23 e domenica 24 maggio – Cinema Lumière Il week-end dedicato ai giovani spettatori del Lumière si apre sabato con L'ultimo lupo: dal bestseller Il totem e il lupo, Jean-Jacques Annaud firma la storia di un cucciolo allevato nella Cina degli anni Sessanta da un uomo che trasgredisce all'ordine governativo di abbattere tutti i lupi della Mongolia. Per i piccoli domenica 24 Le vacanze del piccolo Nicolas, la nuova divertente commedia di Laurent Tirard ispirata alla serie per libri per ragazzi di René Goscinny. Al mare, il piccolo protagonista si convince che i genitori vogliano obbligarlo a sposare l'inquietante Isabelle. Una sequenza irresistibile di scherzi e malintesi renderanno la vacanza indimenticabile. >> Maggiori informazioni |
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mercoledì 20 maggio 2015
La settimana in cineteca
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giovedì 16 maggio 2013
lunedì 6 settembre 2010
Nati con la camicia?
L’avevo detto proprio tre anni fa (“Ma va a farti visitare in India”, 3 settembre 2007): la festa del lavoro di oggi (il primo lunedì di settembre negli USA n.d.r) potrebbe non corrispondere al lavoro di domani. Così è stato: il tasso di disoccupazione americano è salito al 9%.
L’America ha ormai riconosciuto il tasso di disoccupazione più elevato del dopoguerra. Gli economisti temono che possa alzarsi sopra il 10%. Chi non ha un posto lo cerca e intanto si arrabatta con qualsiasi lavoretto pur di mantenere la famiglia. Chi l’ha vive nel terrore di poterlo perdere (perché capita anche questo: qui tutti si comportano da padroni delle ferriere, se possono). Perciò i tanti beni di consumo e gli ultimi ritrovati tecnologici come l’i-pad sono molto lontani dalle tasche degli acquirenti naturali di qualche anno fa. Nessuno, però, ha la sfacciataggine di lamentarsi del calo dei consumi.
Il trauma è invece spesso interiore. Anche se gli economisti hanno spiegato in dettaglio le ragioni della congiuntura, è difficile mettere a tacere il senso della responsabilità personale di chi è nato e cresciuto in una cultura protestante. I disoccupati si alzano di notte, mentre la famiglia dorme, a chiedersi come mai la sfortuna sia capitata proprio a loro. Per loro, la disoccupazione diventa la misera a cui Dio li ha predestinati da prima della nascita; ammazzarsi di lavoro di continuo per scongiurarla non è stato abbastanza.
Il disoccupato ha paura non solo di non trovar lavoro, ma soprattutto di perdere l’amore della famiglia e la stima degli amici. Il disoccupato teme soprattutto di essere segnato a dito come loser, come sfigato. Teme che la moglie si penta d’averlo sposato, che i figli si vergognino di essere suoi, che gli amici lo evitino per paura di finire come lui, che i futuri datori di lavoro non lo vogliano assumere perché lo vedono come loser, sfigato e destinato al male.
Non ho saputo di suicidi, per fortuna (anche se non mi sorprenderebbero), ma solo di un aneddoto particolare. Esultando di fronte all’invito a un colloquio di assunzione, un senza lavoro si accorge di aver fatto tali economie da non avere una camicia in stato decente, quindi ne compra una; e non per fare bella figura, ma per non dimostrarsi sconfitto, per nascondere il bisogno e la povertà. Dopo l’esito negativo del colloquio, trema al pensiero di aver speso soldi in vestiti e non in cibarie per la famiglia.
Il Labor Day del 2010 è quindi dedicato a chi ha perso il lavoro, perché nessuno al mondo è nato con la camicia.
Andrea Malaguti
venerdì 30 aprile 2010
Buon primo maggio
La crisi spiegata in un minuto...
venerdì 13 marzo 2009
Umiliati e arrabbiati
REPUBBLICA.IT ha svelato il Paese dei senza lavoro, un pezzo d'Italia che diventa sempre più grande e disperato. Le persone che raccontano le loro esperienze di senza lavoro rientrano abbastanza chiaramente in due gruppi diversi. Ci sono quelle ancora giovani, al massimo trentacinquenni, che si interrogano sul perché il mondo della produzione non riesce più a trovar loro un'occupazione; e quelle sui 45-50 anni e oltre, le quali hanno compreso che per lo stesso mondo sono ormai troppo anziane.
Del primo gruppo colpisce soprattutto il fatto che i titoli di studio elevati sembrano servire poco per trovare o mantenere un posto di lavoro qualificato, coerente con gli studi fatti. Hanno due o tre lauree, un paio di master, tre o quattro specializzazioni, significative permanenze all'estero. Speravano di far ricerca in aziende di alto profilo, quelle da cui escono le invenzioni che cambiano il mondo e migliorano la vita. Contavano di guadagnare bene e di fare prima o poi un figlio. Oppure di dedicarsi all'insegnamento.
Invece si ritrovano a fare il garzone di cucina in un fast food, la badante o l'addetto alle pulizie sui vagoni delle ferrovie. Con paghe effettive da 6 euro l'ora, quando va bene 800 al mese. Naturalmente con un contratto a breve scadenza. Che alla scadenza non viene rinnovato. Con la precisazione, se si tratta di una donna, che non si può rinnovare il contratto a una che potrebbe addirittura fare un figlio. Esperienze ripetute per tre, cinque, dieci anni. Fino a quando non ci si arrende, e si ritorna a casa dai genitori, senza soldi e senza figli, portando con sé il senso di una sconfitta di cui non si ha colpa, ma che pare irrimediabile.
Non è un paese per giovani, l'Italia. Non è nemmeno un paese per vecchi; laddove vecchio, aziendalmente parlando, significa aver passato i quaranta. In questo secondo gruppo i disoccupati che si raccontano sono in prevalenza dirigenti d'azienda, funzionari della PA, tecnici con una lunga pratica di laboratorio, esperti di informatica. Rappresentano un patrimonio immenso di conoscenze, competenze professionali, abilità accumulate in decenni di lavoro.
Però alle imprese non servono più. Perché ai tempi della crisi l'impresa deve dimagrire, cioè tagliare posti, e ovviamente preferisce tenersi i dipendenti più giovani. Oppure perché progetta di trasferirsi da Catania a Belluno, o da Novara a Tallin, e una che ha cinquant'anni, due figli studenti e un padre in cattiva salute magari non è troppo disponibile al trasloco. O semplicemente perché la settimana prossima l'impresa chiude, come ha deciso il proprietario che risiede non si sa bene dove, in Irlanda o in Brasile.
Di conseguenza la dirigente o il tecnico con decenni di prezioso sapere professionale, o l'amministratore che maneggiava miliardi, cominciano a spedire curricula in giro. Decine alla settimana. Centinaia al mese. Con i titoli di studio in evidenza, la carriera in aziende di primo piano, i risultati eccellenti della propria attività. In generale non ricevono nemmeno risposta. Nessun Direttore per le Risorse Umane prende oggi in conto l'assunzione di una persona che oltre ad avere già superato i 45 o i 50 anni, si è pure fatta licenziare.
Un paio di elementi accomunano i due gruppi dei disoccupati più e meno giovani. Il primo è il senso di umiliazione che traspira dai loro scritti, di ingiustizia gratuitamente subita. In una società in cui la sopravvivenza stessa dipende dal lavoro che si fa, ovvero dal reddito che ad esso è collegato, venir privati del lavoro o non riuscire trovarlo, non per demerito proprio ma per incomprensibili vicende dell'economia, è la peggiore offesa che possa colpire un essere umano. Lo rode nel profondo, ferisce la sua stima di sé, pesa sui rapporti con il prossimo. Molti di questi racconti trasmettono con dolente vivezza questo senso di offesa.
L'altro elemento in comune è il risentimento, se non la rabbia, verso chiunque svolga un ruolo in campo economico. La politica, il governo, i partiti, la pubblica amministrazione, gli enti locali, le imprese grandi e piccole, i singoli imprenditori, i manager, lo stato: tutti sono oggetto di sprezzanti giudizi. E' vero, non si tratta d'un campione rappresentativo, a fronte dei milioni che si trovano in condizioni simili. Ma chi sottovalutasse il significato sociale e politico di questi racconti di ordinaria disoccupazione commetterebbe un madornale errore.
Luciano Gallino (4 marzo 2009)
Il videoclip è dal film: "E morì con un felafel in mano" (da vedere assolutamente!)
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