venerdì 13 marzo 2009
Umiliati e arrabbiati
REPUBBLICA.IT ha svelato il Paese dei senza lavoro, un pezzo d'Italia che diventa sempre più grande e disperato. Le persone che raccontano le loro esperienze di senza lavoro rientrano abbastanza chiaramente in due gruppi diversi. Ci sono quelle ancora giovani, al massimo trentacinquenni, che si interrogano sul perché il mondo della produzione non riesce più a trovar loro un'occupazione; e quelle sui 45-50 anni e oltre, le quali hanno compreso che per lo stesso mondo sono ormai troppo anziane.
Del primo gruppo colpisce soprattutto il fatto che i titoli di studio elevati sembrano servire poco per trovare o mantenere un posto di lavoro qualificato, coerente con gli studi fatti. Hanno due o tre lauree, un paio di master, tre o quattro specializzazioni, significative permanenze all'estero. Speravano di far ricerca in aziende di alto profilo, quelle da cui escono le invenzioni che cambiano il mondo e migliorano la vita. Contavano di guadagnare bene e di fare prima o poi un figlio. Oppure di dedicarsi all'insegnamento.
Invece si ritrovano a fare il garzone di cucina in un fast food, la badante o l'addetto alle pulizie sui vagoni delle ferrovie. Con paghe effettive da 6 euro l'ora, quando va bene 800 al mese. Naturalmente con un contratto a breve scadenza. Che alla scadenza non viene rinnovato. Con la precisazione, se si tratta di una donna, che non si può rinnovare il contratto a una che potrebbe addirittura fare un figlio. Esperienze ripetute per tre, cinque, dieci anni. Fino a quando non ci si arrende, e si ritorna a casa dai genitori, senza soldi e senza figli, portando con sé il senso di una sconfitta di cui non si ha colpa, ma che pare irrimediabile.
Non è un paese per giovani, l'Italia. Non è nemmeno un paese per vecchi; laddove vecchio, aziendalmente parlando, significa aver passato i quaranta. In questo secondo gruppo i disoccupati che si raccontano sono in prevalenza dirigenti d'azienda, funzionari della PA, tecnici con una lunga pratica di laboratorio, esperti di informatica. Rappresentano un patrimonio immenso di conoscenze, competenze professionali, abilità accumulate in decenni di lavoro.
Però alle imprese non servono più. Perché ai tempi della crisi l'impresa deve dimagrire, cioè tagliare posti, e ovviamente preferisce tenersi i dipendenti più giovani. Oppure perché progetta di trasferirsi da Catania a Belluno, o da Novara a Tallin, e una che ha cinquant'anni, due figli studenti e un padre in cattiva salute magari non è troppo disponibile al trasloco. O semplicemente perché la settimana prossima l'impresa chiude, come ha deciso il proprietario che risiede non si sa bene dove, in Irlanda o in Brasile.
Di conseguenza la dirigente o il tecnico con decenni di prezioso sapere professionale, o l'amministratore che maneggiava miliardi, cominciano a spedire curricula in giro. Decine alla settimana. Centinaia al mese. Con i titoli di studio in evidenza, la carriera in aziende di primo piano, i risultati eccellenti della propria attività. In generale non ricevono nemmeno risposta. Nessun Direttore per le Risorse Umane prende oggi in conto l'assunzione di una persona che oltre ad avere già superato i 45 o i 50 anni, si è pure fatta licenziare.
Un paio di elementi accomunano i due gruppi dei disoccupati più e meno giovani. Il primo è il senso di umiliazione che traspira dai loro scritti, di ingiustizia gratuitamente subita. In una società in cui la sopravvivenza stessa dipende dal lavoro che si fa, ovvero dal reddito che ad esso è collegato, venir privati del lavoro o non riuscire trovarlo, non per demerito proprio ma per incomprensibili vicende dell'economia, è la peggiore offesa che possa colpire un essere umano. Lo rode nel profondo, ferisce la sua stima di sé, pesa sui rapporti con il prossimo. Molti di questi racconti trasmettono con dolente vivezza questo senso di offesa.
L'altro elemento in comune è il risentimento, se non la rabbia, verso chiunque svolga un ruolo in campo economico. La politica, il governo, i partiti, la pubblica amministrazione, gli enti locali, le imprese grandi e piccole, i singoli imprenditori, i manager, lo stato: tutti sono oggetto di sprezzanti giudizi. E' vero, non si tratta d'un campione rappresentativo, a fronte dei milioni che si trovano in condizioni simili. Ma chi sottovalutasse il significato sociale e politico di questi racconti di ordinaria disoccupazione commetterebbe un madornale errore.
Luciano Gallino (4 marzo 2009)
Il videoclip è dal film: "E morì con un felafel in mano" (da vedere assolutamente!)
mercoledì 4 marzo 2009
Bando di concorso
Mi piace ricordare che quello che oggi il ministero propone, io lo facevo più o meno 30 anni fa...
dal sito ufficiale www.giorgiogaber.it
lunedì 2 marzo 2009
Cronos film
PRODUTTIVA CINEMATOGRAFICA, CHE CON LA SUA AGENZIA DI
DISTRIBUZIONE CINECIRCUITO, LA PRIMA DEL SETTORE IN ITALIA,
DARÀ UNA SVOLTA ALLA DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE
MARTEDÌ 10 MARZO ORE 19,00 a Bologna
PRESSO IL CIRCOLO CULTURALE SESTO SENSO IN VIA GIUSEPPE PETRONI 9/C , VERRÀ PRESENTATA UFFICIALMENTE L’ASSOCIAZIONE DI PRODUZIONE VIDEO-CINEMATOGRAFICA CRONOS FILM E IL PROGETTO DI DISTRIBUZIONE PER AUTORI INDIPENDENTI CINECIRCUITO
La scheda del video la trovate nel sito http://www.cronosfilm.com/scheda_film.asp?idfilm=9.
La notizia completa in http://uac.bondeno.com/fquadro/bandi/cronos.pdf
domenica 22 febbraio 2009
Ancora sul teatro
Nel video: Chiara Bolognesi e Corrado Frigeri(?) in Viktoria, che potrete vedere in edizione integrale giovedì 26 febbraio al Rivana Garden di Ferrara
lunedì 9 febbraio 2009
Teatro a Bondeno
Per fortuna non tutti quelli che si lamentano per la mancanza di un teatro a Bondeno, poi vengono a vedere gli spettacoli; altrimenti non si saprebbe dove metterli!
In scena: Carlo Polastri, Lorenzo Guandalini, Giuseppe Tretola, Simonetta Malaguti in "Lo chiamavano...varietà!"
sabato 7 febbraio 2009
Comizi pubblici, feste private
Una volta c'erano le “adunate oceaniche”, poi sono venuti i comizi, che qualcuno ancora ricorderà, in cui oratori, spesso venuti dalla provincia o addirittura dalla capitale, infiammavano gli animi dei convenuti innescando, a volte, vere e proprie risse tra opposte fazioni.
Con l'avvento della televisione e delle “tribune politiche”, le piazze si sono piano piano svuotate, l'agone politico è calato ed è subentrata “l'immagine” del candidato, costruita a tavolino dagli esperti del marketing.
Adesso le riunioni politiche assomigliano a delle feste private, dove i convenuti sembrano già conoscersi tutti prima, e i nuovi venuti non trovano neppure una premurosa padrona di casa ad accoglierli per accompagnarli verso il comodo rifugio del buffet.
Ma non bisogna perdersi d'animo: col tempo arriverà anche questo...
P.S. Ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale
lunedì 2 febbraio 2009
Pugni chiusi
Dai commenti riportati su you tube a questo video possono derivare alcune considerazioni generali:
1) La maggior parte di chi parla non si è documentato, quindi non sa di cosa parla;
2) Wikipedia sta diventando la fonte più diffusa di sapere (da notare che le sue fonti sono anonime);
3) Lo scopo di fondo di ogni intervento sembra essere la denigrazione di tutti gli altri;
4) Ognuno ha la "sua" da dire indipendentemente dal tema in questione
Cultura e società non è certo un tema da esaurire in due righe, per cui riprenderemo il discorso...