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venerdì 5 luglio 2019

Cinema a Sermide

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CINEMA SOTTO LE STELLE

Dal 9 luglio al 1°agosto

ARENA ESTIVA CASA DEL GIOVANE

sua padrona si è sposata e ha avuto un figlio e il cane Max si ritrova improvvisamente ansioso, vittima della sindrome del genitore iper apprensivo, e torturato per questo da un prurito psicosomatico. Quale miglior cura di un soggiorno in campagna? Nel frattempo, a New York, a presidiare il quartiere e il pupazzetto preferito di Max, restano Gidget, che imparerà a fingersi un gatto per affrontare la moltitudine di felini di una vecchia del palazzo, e il coniglio Nevosetto, che avrà modo di soddisfare la sua sete di avventura liberando un cucciolo di tigre dalla gabbia di un losco direttore di circo...
Cinema Capitol Multisala e Casa del Giovane, in collaborazione con U.P. La Riviera del Po e con il Patrocinio del Comune di Sermide e Felonica, organizzano per il secondo anno consecutivo il "Cinema sotto le stelle", dopo il successo dell'edizione 2018.
Anche quest'anno un mese di proiezioni all'aperto presso l'Arena Estiva alla Casa del Giovane in Via Nazario Sauro 7 a Sermide, dal 9 luglio al 1° agosto 2019.
Le proiezioni si svolgeranno tutti i martedì e giovedì alle ore 21.30.

vedi tutti i dettagli e la programmazione del Cinema Sotto le Stelle

TOY STORY 4 (2D)

continua da venerdì 5 a lunedì 8 luglio...

Woody ha sempre saputo quale fosse il suo posto nel mondo e la sua priorità è sempre stata prendersi cura del suo bambino, che si trattasse di Andy o di Bonnie.
Ma l'arrivo di un nuovo riluttante giocattolo di nome "Forky" nella cameretta di Bonnie dà il via a una nuova avventura on the road insieme a nuovi e vecchi amici, che mostrerà a Woody quanto può essere grande il mondo per un giocattolo.
vai alla scheda del film con gli orari delle proiezioni
acquista il biglietto in prevendita

IL VIAGGIO DI YAO

Da venerdì 5 a lunedì 8 luglio

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull'onda di un'autobiografia di successo.
Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d'origine c'è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l'attore che abbandona il tour promozionale perriaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima.
vai alla scheda del film con gli orari delle proiezioni
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IL RITORNO DI MARY POPPINS

martedì 9 luglio ore 21.30

CINEMA SOTTO LE STELLE
ARENA ESTIVA CASA DEL GIOVANE
sua padrona si è sposata e ha avuto un figlio e il cane Max si ritrova improvvisamente ansioso, vittima della sindrome del genitore iper apprensivo, e torturato per questo da un prurito psicosomatico. Quale miglior cura di un soggiorno in campagna? Nel frattempo, a New York, a presidiare il quartiere e il pupazzetto preferito di Max, restano Gidget, che imparerà a fingersi un gatto per affrontare la moltitudine di felini di una vecchia del palazzo, e il coniglio Nevosetto, che avrà modo di soddisfare la sua sete di avventura liberando un cucciolo di tigre dalla gabbia di un losco direttore di circo...
La storia si svolge a Londra, durante la Grande Depressione, e vede il ritorno di Jane e Michael Banks, ormai cresciuti e che, insieme ai tre figli di Michael, dopo aver subito una perdita ricevono la visita di Mary Poppins.
Con l'aiuto dei suoi poteri magici e del suo amico Jack, Mary aiuterà la famiglia a ritrovare la gioia di vivere e il senso della meraviglia.

vai alla scheda del film

A STAR IS BORN

giovedì 11 luglio ore 21.30

CINEMA SOTTO LE STELLE
ARENA ESTIVA CASA DEL GIOVANE
sua padrona si è sposata e ha avuto un figlio e il cane Max si ritrova improvvisamente ansioso, vittima della sindrome del genitore iper apprensivo, e torturato per questo da un prurito psicosomatico. Quale miglior cura di un soggiorno in campagna? Nel frattempo, a New York, a presidiare il quartiere e il pupazzetto preferito di Max, restano Gidget, che imparerà a fingersi un gatto per affrontare la moltitudine di felini di una vecchia del palazzo, e il coniglio Nevosetto, che avrà modo di soddisfare la sua sete di avventura liberando un cucciolo di tigre dalla gabbia di un losco direttore di circo...
Il musicista di successo Jackson Maine scopre, e si innamora della squattrinata artista Ally. Lei ha da poco chiuso in un cassetto il suo sogno di diventare una grande cantante... fin quando Jack la convince a tornare sul palcoscenico.
Ma mentre la carriera di Ally inizia a spiccare il volo, il lato privato della loro relazione sta perdendo colpi a causa della battaglia che Jack conduce contro i suoi demoni interiori.
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lunedì 29 luglio 2013

Ultima serata di "Sotto le stelle del cinema"


La follia di Fitzcarraldo. La follia di Herzog-Kinski. Da sfondo: l’Amazzonia. Quella stessa Amazzonia dove Giorgio Diritti ha girato il suo ultimo Un giorno devi andare.
Sarà proprio Giorgio Diritti a raccontare dalla sua viva voce la recente esperienza, per scoprire quale relazione ci possa essere con il Fitzcarraldo diretto invece da Werner Herzog ormai più di trent’anni fa, nel 1981, dando alla melomane utopia del suo protagonista il volto di Klaus Kinski.
Ultima delle sue 39 serate per Sotto le stelle del Cinema, la manifestazione promossa dalla Cineteca di Bologna nell’ambito di bè bolognaestate 2013, domani, martedì 30 luglio, alle ore 21.45 in Piazza Maggiore, con Fitzcarraldo di Werner Herzog in versione originale con sottotitoli italiani, presentato da Giorgio Diritti.


Anni fa ho realizzato alcuni servizi televisivi e un documentario in Amazzonia. L’esperienza è stata molto coinvolgente: per la spettacolare bellezza della natura, per il dilatarsi di tempi, per la semplicità e la gentilezza delle popolazioni, in uno scenario che naturalmente porta a percepire la forza primordiale della vita, a interrogarsi sul ruolo dell’uomo e a indagare il senso di un “oltre” l’esistenza stessa, pervasi da qualcosa che è “altro”, trascendente, tanto presente quanto impalpabile. Nell’occasione di quel viaggio, sono stati molti gli incontri con europei che hanno deciso di vivere la loro esistenza in quel territorio.
In quell’ambiente dove si dilatano i tempi, dove la natura richiama forte il senso di precarietà della condizione umana rispetto alla vastità dell’universo, il pensiero sul chi siamo, da dove veniamo e cosa facciamo sulla terra, diventa naturalmente parte del quotidiano, soprattutto nei lunghi spostamenti sul fiume dove la sospensione sull’acqua diventa affine alla sospensione del pensiero.
La contraddizione con l’Occidente, con il nostro concetto dominante di felicità, è forte: abbiamo conquistato molto, per certi versi abbiamo – possediamo – tutto, eppure non è così scontato essere appagati e saper condividere con gli altri non solo la quotidianità, ma anche la nostra interiorità, spesso assoggettata a ritmi di vita innaturali, dove l’esterno è fortemente invadente.


Giorgio Diritti



Sotto le stelle del cinema
Serata finale


Martedì 30 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore
FITZCARRALDO (RFT/1982) di Werner Herzog (158’)
Introduce Giorgio Diritti
Nel Perù di inizio Novecento, un imprenditore irlandese del caucciù, matto e melomane, si mette in testa un’idea meravigliosa e folle: costruire un teatro d’opera nella foresta amazzonica per portarci il suo idolo Enrico Caruso. “Chi sogna può muovere le montagne”. Il film definitivo del regista tedesco: grandioso, eccessivo, costantemente sopra le righe, titanico e totale. Fitzcarraldo è Herzog, evidentemente; lo incarna il suo feticcio Klaus Kinski. L’immagine della nave che scala la collina è il simbolo della Weltanschaaung di un uomo ferocemente ottimista.

venerdì 19 luglio 2013

Jack Nicholson

pesaro from fuori quadro on Vimeo.

Quattro film in Piazza Maggiore con Jack Nicholson per il cartellone di Sotto le stelle del Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna, quattro titoli (tutti in versione originale con sottotitoli italiani) che attraversano un arco ventennale della carriera dell’attore americano, dai pieni anni Settanta ai primi Duemila, quando per A proposito di Schmidt lo volle Alexander Payne, regista fresco della settimana di ferie trascorsa qui a Bologna, in occasione dell’edizione appena conclusasi del festival Il Cinema Ritrovato.

Primo appuntamento con il cinema di Jack Nicholson domani, sabato 20 luglio, alle ore 22 in Piazza Maggiore, con L’ultima corvée, diretto nel 1973 da Hal Ashby, viaggio di due sottoufficiali che scortano un marinaio accusato di furto, valso a Jack Nicholson la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1974.

Domenica 21 luglio (da questa sera e fino alla fine del cartellone di Sotto le stelle del Cinema, martedì 30 luglio, l’inizio delle proiezioni è anticipato alle ore 21.45), l’ultimo film americano di Roman Polanski, Chinatown (1974).

È tratto dal romanzo di Ken Kesey Qualcuno volò sul nido del cuculo, film che nel 1975 squarcia il velo ovattato che avvolgeva gli istituti psichiatrici e le condizioni dei loro pazienti. In programma lunedì 22 luglio, Qualcuno volò sul nido del cuculo vinse cinque Oscar principali: miglior film, miglior regia per Milos Forman, miglior sceneggiatura, miglior attore per Jack Nicholson, miglior attrice per Louise Fletcher.

Quarto titolo con un salto al 2002: martedì 23 luglio, in cartellone c’è A proposito di Schmidt, diretto da Alexander Payne.


Sotto le stelle del cinema

Sabato 20 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
L’ULTIMA CORVÉE (The Last Detail, USA/1973) di Hal Ashby (103’)

Dalla mia esperienza di montatore ho imparato a cercare di lasciare ogni cosa aperta. In altre parole, non faccio tagli in macchina; lascio ogni cosa più aperta che posso, perché ciò consente di avere più alternative. Tendo a girare una quantità di pellicola maggiore della media, specie quando ho a che fare con un attore come Jack Nicholson. Faccio quattro o cinque riprese; ma quello che voglio realmente da lui sono quattro o cinque variazioni, piccole variazioni all’interno del personaggio e del contesto. Funziona.
Hal Ashby

Le lunghe dissolvenze incrociate che contrappuntano il viaggio dei tre marmittoni di L’ultima corvée definiscono la tonalità tipica dei film di Ashby: una lenta diluizione, uno scivolamento dei corpi e delle idee, una certa impotenza volontaria a tradurre in fatti concreti (o in immagini) quel che si continua a ribadire a parole. Ne risulta una strana malinconia, a un tempo ironica e risentita. Due marinai (Jack Nicholson, scatenato, e Otis Young) devono scortare in prigione un terzo, il giovane Meadows (Randy Quaid), grosso, cleptomane e un po’ tardo. Meadows dovrà scontare otto anni di reclusione per aver cercato di rubare alla moglie d’un ammiraglio qualche dollaro destinato alle opere buone. Senza fare resistenza, si lascia condurre in autobus e in treno, fino a che i suoi guardiani, sempre meno indifferenti all'ingiustizia della sua condanna, decidono di fargli passare un po’ di tempo a far baldoria. Deviazioni di percorso, derive goliardiche, bevute e la visita a un bordello rallentano il cammino e fanno affiorare, alla fine d’ogni sequenza, la possibilità sempre più forte d’una presa di coscienza: Meadows potrebbe scappare, ma quest’idea sembra non riuscire a farsi strada nella sua mente, o svanire come un’immagine troppo fragile [...] Il percorso non sarà servito che a far crescere sentimenti senza conseguenze, e, ancora una volta, in agguato sotto il comico, quel che possiamo chiamare l’amarezza.
Cyril Béghin

Un’Odissea in cinque giorni di birra, bravate e bordello, e uno dei film migliori del nuovo cinema americano anni Settanta. La dura, sboccata sceneggiatura di Robert Towne (Chinatown) non cede per un attimo alle insidie del sentimentalismo. La regia energica di Hal Ashby infonde a scene potenzialmente informi un respiro istintivo e potente. La fotografia di Michael Chapman (Taxi Driver, Toro scatenato) colloca ogni digressione e ribellione sullo sfondo di uno scorticato paesaggio invernale, che pare infestato dal doppio spettro del Vietnam e di un presidente imbroglione già sull’orlo della propria rovina. Ma il vero fulcro del film sono le performance stellari: e il marinaio Jack Nicholson, masticatore di sigari e di oscenità, è una delle più grandi incarnazioni di machismo esibizionista mai viste sullo schermo.
Keith Uhlich


Domenica 21 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore
CHINATOWN (USA/1974) di Roman Polanski (125')

Robert Towne, un giovane sceneggiatore cresciuto nella factory di Corman, già noto per avere scritto lo splendido script di L’ultima corvée di Hal Ashby, aveva presentato a Robert Evans, vicepresidente della Paramount, un progetto di detective story ambientata negli anni Trenta e concepita espressamente per Jack Nicholson. Non un adattamento di Chandler, un soggetto originale intitolato semplicemente Chinatown. L’idea del titolo era venuta a Towne ascoltando i racconti di un ex-poliziotto di Los Angeles: “A Chinatown non si sa mai chi è un criminale e chi non lo è, per cui ti viene sempre consigliato di non fare niente”. Evans era rimasto affascinato dal titolo, ma soprattutto voleva lavorare con Nicholson, star in ascesa dopo l’exploit di Easy Rider e le incoraggianti esperienze con Rafelson e Ashby [...]. La proposta di dirigere Chinatown viene offerta a Polanski dall’amico Nicholson. Polanski si mostra perplesso: dopo l’omicidio della moglie, avvenuto quattro anni prima, non ha voglia di tornare negli Stati Uniti. Ma non può rifiutare il secondo invito alla corte di Hollywood: dopo il fallimento commerciale di Macbeth e di Che?, ha l’assoluta necessità di realizzare un film di successo.
Silvio Alovisio

Chinatown è considerato una delle più felici e originali riletture contemporanee del detective movie di eredità chandleriana. La qualità dei dialoghi e della ricostruzione d’epoca, l’accurata gradualità con cui viene alimentato lo spessore dei personaggi e dei loro anfratti psichici, l’eleganza visiva della messa in scena sono in realtà al servizio di una severa disamina di ogni mondo possibile, senza appello o riscatto. Secondo David Thompson (che nel romanzo Suspects, del 1985, ricostruisce la vita di molti personaggi di film famosi come se fossero veramente esistiti), Jake J. Gittes, il protagonista interpretato da Jack Nicholson, è nato a Chinatown da una prostituta cinese, morta durante un terremoto. Si tratta di una congettura non verificabile, dato che il passato del protagonista è l’unico mistero del film che non venga svelato o raccontato, nonostante uno dei motivi ricorrenti (“Lascia stare, Jake, è Chinatown”) sia proprio la continua evocazione del quartiere cinese come simulacro di un passato immodificabile e di un mondo in cui la legge e la giustizia non possono regnare. Nel finale, riscritto da Polanski senza accordo con lo sceneggiatore, Chinatown diviene la metafora dell’impossibilità di tutto (la vita, l’amore, il potere) a essere diverso [...]. Il mistero viene risolto, ma il caos della violazione e del sopruso, sotto l’ordine apparente, è riconfermato per sempre. Polanski imprime a questa rilettura la radicalità di uno scetticismo tipico dei suoi film migliori, quasi nascosto da una ricostruzione preziosa di cui tutti sono complici: John Huston (il padre del noir, qui nei panni di un patriarca onnipotente: la storia si svolge nel 1937, qualche anno prima che egli desse vita al genere con Il mistero del falco), Faye Dunaway (alla sua prova migliore), e naturalmente Nicholson: forse il più riuscito dei discendenti contemporanei di Philip Marlowe, ha diretto anche un seguito di questo film, The Two Jakes – Il grande inganno nel 1991.
Mario Sesti

Chinatown è un film sugli anni Trenta visto con gli occhi dei Settanta.
Roman Polanski


Lunedì 22 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore
QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO (One Flew Over the Cuckoo’s Nest, USA/1974) di Roman Polanski (125')
Serata promossa da Ottica Garagnani

Qualcuno volò sul nido del cuculo
è stato il primo film dai tempi di Accadde una notte a vincere cinque Oscar, per il miglior film, il miglior attore (Nicholson), la migliore attrice (Louise Fletcher), il miglior regista (Forman), la migliore sceneggiatura (Hauben & Goldman). Altrettanto avrebbero meritato il premio la fotografia di Haskell Wexler e il montaggio di Richard Chew. Ero presente alla prima mondiale, al Chicago Film Festival del 1975, e non ho mai più assistito ad un’ovazione così tumultuosa da parte di una platea cinematografica. Alla sua prima esperienza, il giovane coproduttore del film, Michael Douglas, si aggirava per l’atrio in stato confusionale.
Ma tutti coloro che negli anni hanno continuato a tributare a questo film un amore così intenso, come lo hanno percepito e come lo ricordano? Soprattutto per il suo tono di commedia ribelle, per la rivolta dei malati psichiatrici guidata dal paziente McMurphy, la fuga collettiva per andare a pesca, l’orgia notturna, e la sfida gettata in faccia all’infermiera Ratched, mentre Qualcuno volò sul nido del cuculo è la storia di una sconfitta. E tale resta anche se possiamo sempre chiamarla una vittoria morale, e sentirci tutt’uno con la fuga verso la libertà dell’indiano Chief [...]. Il film è basato sul bestseller di Ken Kesey, uscito nel 1962, che “conteneva l’essenza profetica di un’intera stagione, che dalla rivolta politica anti-Vietnam sarebbe passata alla psichedelia”. Trasformato dalla sensibilità anni Settanta in una parabola sull’induzione sociale al conformismo, il film quasi ostentatamente ignorava la realtà della malattia mentale e faceva dei pazienti un gruppo di personaggi teneri e stravaganti, pronti a farsi trascinare dalla personalità dirompente di McMurphy. Per curarli non servono né le pillole dell’infermiera Ratched né le sedute di psicoterapia; quel che ci vuole è guardare le World Series in tv, andare a pesca, giocare a basket, ubriacarsi e farsi una bella scopata. Il messaggio rivolto a questi bizzarri relitti, in fondo, è uno solo: siate come Jack.
Ma l’approccio semplicistico alla follia non è un limite reale del film, perché questo non è un film sulla follia. È un film su uno spirito libero in un sistema chiuso. L’infermiera Ratched, così inflessibile, cieca e sicura delle proprie ragioni, rappresenta il Mammismo al suo estremo più radicale, e McMurphy è un Huck Finn che vuole liberarsi da quest’idea materna di civiltà (tra le altre cose, scorre nel film una profonda paura delle donne; è un’osservazione, non una critica).
[...] La performance di Jack Nicholson è uno dei punti alti in una lunga carriera costellata di ammirevoli ribelli. Jack è oggi una presenza americana molto amata, un superbo attore e in più una superba affermazione di spirito maschile. Il sottotesto che rende così coinvolgenti tante sue interpretazioni è che Jack riesce a fronteggiare le situazioni perché sa come farlo, vuole farlo e ha il carattere per farlo. I suoi personaggi sono immagini viventi di libertà, anarchia, autogratificazione e capacità di sfidare ogni regola. Inoltre, sono spesso incarnazioni di un generoso spirito di amicizia, di una tormentata nobiltà.
Roger Ebert


Martedì 23 luglio, ore 21.45, Piazza Maggiore
A PROPOSITO DI SCHMIDT (About Schmidt, USA/2002) di Alexander Payne (124')
Serata promossa da Pelliconi

“Che cosa ci fa questa vecchia nel mio letto?”, si chiede un Jack Nicholson grasso, malmostoso e spelacchiato osservando la donna che è sua moglie da quarant’anni. Un attimo dopo è vedovo, e sempre di pessimo umore si mette in viaggio da Omaha, Nebraska, verso Denver, Colorado, per partecipare al matrimonio della figlia che sta per sposare un rivenditore di materassi ad acqua. Tanta provincia scolorita gli passa davanti agli occhi, mentre lui prova a fare i conti che non tornano d’una vita senza storia. Un ritratto istrionico con sottofondo tragico, dove Nicholson pigia il pedale d’ogni sgradevolezza senile (ma si ritroverà stritolato nell’abbraccio di Kathy Bates, gran pezzo di coetanea disinibita e sovrappeso).
 
Sotto le stelle del Cinema
21 giugno – 30 luglio
Piazza Maggiore

Sotto le stelle del Cinema fa parte di Bè – Bologna Estate 2013

mercoledì 26 giugno 2013

Il restauro di 'Re per una notte"


Martin Scorsese, Robert De Niro, Jerry Lewis: questo il tris d’assi di King of Comedy – Re per una notte, nuova tappa che Sotto le stelle del Cinema (la manifestazione estiva della Cineteca di Bologna in Piazza Maggiore) segna nel cammino di avvicinamento al festival Il Cinema Ritrovato (in programma dal 29 giugno al 6 luglio), che al genio comico di Jerry Lewis dedicherà un omaggio speciale con la presentazione del lungo e rarissimo documentario di Robert Benayoun, Bonjour Mr. Lewis.
Appuntamento domani, giovedì 27 giugno, alle ore 22, in Piazza Maggiore (in caso di pioggia, proiezione al Cinema Lumière in Piazzetta Pasolini, 2/b), con il nuovo restauro, curato da The Film Foundation dello stesso Scorsese, New Regency Productions Inc. e Twentieth Century Fox, di King of Comedy – Re per una notte.
E proprio il restauro di King of Comedy – Re per una notte uscirà il prossimo autunno in edizione Blue Ray grazie a New Regency Productions Inc. e Twentieth Century Fox.



Sotto le stelle del Cinema

Giovedì 27 giugno, ore 22, Piazza Maggiore (in caso di pioggia, proiezione al Cinema Lumière)
RE PER UNA NOTTE (The King of Comedy, USA/1983) di Martin Scorsese (109’)
Restaurato da The Film Foundation, New Regency Productions Inc. e Twentieth Century Fox. Restaurato digitalmente in 4K dal negativo camera originale presso Sony Colorworks; il restauro digitale della colonna sonora è stato effettuato da John Polito presso Audio Mechanics

Il comico teatrale è probabilmente l’attore per eccellenza. Lavora da solo, senza maschera, alla mercé del pubblico; può contare unicamente sulle proprie risorse. “Non sono mai stato tanto spaventato, tanto umiliato in tutta la mia vita”, ha confessato De Niro dopo il lungo pianosequenza che accompagna il suo monologo in Re per una notte. De Niro è stato anche il primo a essere ammaliato da Rupert Pupkin. Scorsese, che gli aveva fatto avere la sceneggiatura ai tempi di Alice non abita più qui, non si sentiva pronto. Solo dopo Toro scatenato s’è lasciato convincere che si trattava di un materiale più interessante, più personale di quanto credesse. In realtà il regista è da tempo affascinato da Sid Caesar, Ernie Kovacs, i comici ebrei della Borscht Belt. Ha una predilezione per le commedie di Bob Hope e Bing Crosby, di una cattiveria singolare, e soprattutto per Always Leave Them Laughing (Roy Bel Ruth, 1949), autobiografia senza orpelli di Milton Berle, a tratti sorprendente per verità e amarezza. In Re per una notte si ritrova quella verità, quell’amarezza. La risata liberatrice di un Lenny Bruce o di un Mel Brooks è assente. Buffone di seconda categoria, Rupert non è un genio incompreso. È un re solo nei dialoghi che immagina di avere con Jerry Langford, il suo idolo. A lungo differito, il suo grande monologo non è la prova di un talento eccezionale. Rupert ci affascina solo perché sarebbe pronto a vendere l’anima al diavolo, pur di essere il divo di una notte. Non senza perversione, Scorsese scambia le parti assegnate alle sue star. A Jerry Lewis tocca quella di un businessman privo di umorismo, imbronciato fino alla misantropia, il cui sguardo si illumina solo quando è in preda alla collera. Invece De Niro, fin lì votato a imponenti prove drammatiche, prende in prestito alcune caratteristiche, e persino alcune gag, al ‘ragazzo tuttofare’ di cui ha visto e rivisto tutti i film per calarsi nella parte. […] Re per una notte ha avuto una funzione di rivelatore per ciascuno dei partecipanti, a cominciare da Scorsese che, giunto alla maturità si è riconosciuto nei due protagonisti solitari, sia nell’insider sia nell’outsider.
Michael Henry Wilson, Martin Scorsese. Conversazioni con Michael Henry Wilson, Rizzoli, Milano 2006
Precede una presentazione video di Martin Scorsese

 

Sotto le stelle del Cinema
21 giugno – 30 luglio
Piazza Maggiore

Sotto le stelle del Cinema fa parte di Bè – Bologna Estate 2013