mercoledì 24 maggio 2017

Il cinema ritrovato

Tra i tanti fili che compongono il tessuto segreto del Cinema Ritrovato, quest’anno ha rilievo la presenza, in molte sezioni, di cineasti in modi diversi ‘sconosciuti’. Ciascuno ha la sua storia, e su alcuni pesa l’ombra del tempo, su altri la censura geografica, su altri ancora snodi e incidenti della storia che hanno impedito di conoscere la vera fisionomia della loro opera. È una mappa piena di echi e di sorprese, da percorrere mettendosi sulle tracce di ciò che più muove la nostra curiosità.
Una sorpresa sarà per molti scoprire un regista italiano che si chiama Augusto Genina, che ha il suo spazio nelle storie del cinema (anche se in fin dei conti su di lui s’è scritto molto poco…), una firma influente e prestigiosa negli anni tra i Venti e i Cinquanta, l’italiano che diresse la diva Lou ise Brooks in Prix de beauté, che con Addio giovinezza mise il suggello a una versione crepuscolare (e classista) della commedia romantica, che con Cielo sulla palude trasformò la vicenda di Maria Goretti in mitologia cattolica, e che poi è di fatto scomparso dalla programmazione, dalla memoria diffusa, e anche dalla cinefilia.
Una rassegna quindi che vuol segnare un recupero; come quella dedicata al regista americano William K. Howard, una carriera tempestosa, un numero singolarmente alto di film perduti, un solo titolo, The Power and the Glory, ricordato (l’abbiamo mostrato alcuni anni fa e lo riproponiamo) perché chiaro antecedente di Citizen Kane, e poi una specie di buio critico da cui facciamo riemergere una strabiliante manciata di film dei primi anni Trenta, gemme di stile realizzate in collaborazione con il fotografo James Wong Howe.
Sorprese dello stile sono quelle che riserva il reg ista iraniano Samuel Khachikian, una filmografia ignota allo spettatore occidentale, ma un talento che fondando nella Persia degli anni Cinquanta un sistema di generi (con speciale predilezione per il noir e l’horror), fornì di fatto l’impalcatura a un cinema che quasi non esisteva; così come i film del mauritano Med Hondo, tre titoli all’interno della sezione World Cinema Project, rappresentano la nascita (cinematografica) d’una nazione, tra passione autobiografica e reinvenzione ‘rivoluzionaria’ dei generi...
Infine, Jean Vigo. Tutt’altro che sconosciuto, regista di soli quattro sfolgoranti film, regista di culto, venerato, amato, iconico, rivisitato (Jean Dasté che si tuffa nella Senna, la voce-sirena di Patti Smith che lo accompagna). Però solo quest’anno vedremo L’Atalante come veramente Vigo lo volle, “nella sua purezza originaria”, e anche tutti i meravigliosi materiali mai visti che invece, in nome di quella purezza, non volle inserire. E se poi ci fosse anche un ‘altro’ Zero in condotta, ancor più anarchico, ancor più enfants sauvages?






Augusto GeninaLucciola (1917) • Addio giovinezza! (1918) • L’onestà del peccato (1919) • Lo scaldino (1920) • Addio giovinezza! (1927) • Scampolo (1928) • Prix de beauté (Miss Europa, 1930) • Les Amours de minuit (Gli amori di mezzanotte, 1930) • Lo squadrone bianco (1936) • L’assedio dell’Alcazar (1940) • Cielo sulla palude (1949) • Tre storie proibite (1952) • Maddalena (1954) • Frou-Frou (1955)
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William K. HowardTransatlantic (Transatlantico, 1931) • Don’t Bet on Women (1931) • Sherlock Holmes (1932) • The Trial of Vivienne Ware (1932) • The Power and the Glory (Potenza e gloria, 1933)
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Samuel Khachikian
Chahar Rah-e havades (Crossroad of Events, 1955) • Toofan dar shahr-e ma (Storm in Our City, 1958) • Delhoreh (Anxiety, 1962) • Zarbat (Strike, 1964)
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Med Hondo
Soleil Ô (1967) • West Indies (1979) • Sarraounia (1986)
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Jean Vigo
À propos de Nice (A proposito di Nizza, 1930) • La Natation par Jean Taris (1931) • Zéro de conduite (Zero in condotta, 1933) • L’Atalante (1934) • Jean Vigo (1964) di Jacques Rozier
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Among the many threads woven into the secret fabric of Cinema Ritrovato, this year reveals the remarkable presence, in many sections, of ‘unknown’ film-makers. Each one has their own story; on some, the shadow of time weighs heavily, while for others, geographic censorship or the twists and turns of history have prevented us from knowing the true nature of their work. It is a map full of echoes and surprises, to be traced out along the lines of what most tickles our curiosity.
For many, one surprise will be discovering Italian director Augusto Genina, who has his own place in cinema history (even if very little has been written about him…). An influential and prestigious name from the 1920s to the 1950s: he directed diva Louise Brooks in
Pri x de beauté, which, together with Addio giovinezza, put the seal on a certain 'crepuscular' (and classist) version of romantic comedy; in Cielo sulla palude he transformed the story of Maria Goretti into Catholic mythology; then he disappeared from cinemas and collective memory.
Therefore, this year’s festival has an air of research and rescue to it; such as that dedicated to American director William H. Howard. A tempestuous career, a uniq uely high number of lost films, just one title,
The Power and the Glory, remembered (screened here some years ago and again this year) as the clear predecessor to Citizen Kane. And then a kind of critical obscurity, from which he re-emerged in the early ‘30s with a handful of amazing films, stylistic gems realised in collaboration with photographer James Wong Howe.
Iranian director Samuel Khachikian is also full of stylistic surprises for us. A film-maker unknown to Western audiences, who, in Persia in the 1950s, established a system of genres (wit h special preference for noir and horror), thus providing the foundations for a cinema that almost did not exist; just as the films by Mauritanian Med Hondo, three titles within our World Cinema Project section, represent the (cinematographic) birth of a nation, a mix of impassioned autobiography and ‘revolutionary’ reinvention of genres…
And finally, Jean Vigo. Anything but unknown, director of only four dazzling films, cult film-maker, revered, beloved, iconic, revisited. However, only this year will we see
L’Atalante as Vigo actually intended, “in its original purity”, in addition to some wonderful never-before-seen material, which, in the name of that purity, he didn’t include in the film. And what if there were ‘another’ Zero de conduite, even more anarchic, even more enfants sauvages?

 


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