Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

sabato 1 maggio 2021

Silvio Noto

 Nasce a Bari il 12 giugno del 1925[1]. Vive per parecchi anni a Castrofilippo (AG) dove il padre esercita la professione di farmacista fino al 1938, anno in cui tutta la famiglia ritorna a Bari[2]. Studente di giurisprudenza e allievo di Aldo Moro all'Università di Bari, nel dopoguerra inizia a lavorare come attore alla radio.

Attività televisiva

Negli anni cinquanta prende parte alle prime trasmissioni televisive, ancora in fase sperimentale, con il programma Casa Serena. Nel 1952 fa parte della Compagnia del teatro comico musicale di Roma della Rai.

Primo applauso

Nel 1956 prende parte al varietà Primo applauso, programma condotto da Enzo Tortora e Silvana Pampanini e basato sulla ricerca di nuovi talenti dello spettacolo (in cui, tra gli altri, fa il suo esordio il mago Silvan). Nel 1957 è la volta di Album di famiglia, trasmissione nella quale presenta al pubblico televisivo una giovane cantante di nome Mina.

La popolarità

Nella compagnia del teatro comico musicale di Roma (1952): in piedi Nino Manfredi, Renato Turi, Elio Pandolfi, Silvio Noto, Clely Fiamma, Italo Corelli, Carlo Giuffré, seduti Deddy Savagnone, Wanda Tettoni, Silvio Gigli, Antonella Steni e Giusi Raspani Dandolo

Sempre nello stesso anno Noto ottiene un successo di critica e di pubblico con la trasmissione Telematch condotta insieme a Enzo Tortora e Renato Tagliani. Nel programma, andato in onda dal 1957 al 1958, si distingue per la sua qualità di intrattenitore e di mimo che cattura l'attenzione e la simpatia del pubblico.

Nel 1957 conduce, ancora insieme a Tortora, il programma Voci e volti della fortuna abbinato alla Lotteria Italia, che in seguito diventerà un appuntamento fisso con i telespettatori con il nome di Canzonissima.

Negli anni sessanta la popolarità di Silvio Noto tocca il suo apice, particolarmente tra il pubblico giovanile, quando gli viene affidata la conduzione dei programmi Teletris e Telebum.

Nel 1965 Noto è il presentatore cui spetta il compito, insieme a Gisella Sofio, di introdurre i Beatles nei loro concerti durante la tournée italiana. 

lunedì 18 gennaio 2016

Da Mickey a Mike

Nacque a New York da padre italo-americano, noto avvocato e presidente della potente Associazione Sons of Italy in America, e madre italiana il 26 maggio 1924. Il suo vero nome era Michael Nicholas Bongiorno ma era chiamato Mickey. Quando Mickey era giovanissimo, la madre, che si era separata dal marito, si trasferì in Italia a Torino, portandolo con lei. Qui egli frequentò le scuole fino al liceo, iniziando a lavorare per la pagina sportiva de La Stampa.
Dopo l'8 settembre 1943, si unì a gruppi della Resistenza, prodigandosi come staffetta tra i partigiani e gli Alleati di stanza in Svizzera.
Il 20 aprile del 1944, fu intercettato e arrestato e quindi condotto nel carcere di San Vittore a Milano dove ebbe modo di conoscere e fraternizzare con Indro Montanelli, detenuto nello stesso carcere.
Dopo questo periodo di reclusione, passò attraverso vari campi di concentramento, arrivando alla fine del 1944 a Spittal, in Germania, dove rimase sino al gennaio 1945, per poi essere protagonista di un poco usuale scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Germania. Lo ritroviamo a New York dove riprese l'attività giornalistica, collaborando a Voice of America, emittente radiofonica emanazione del Dipartimento di Stato.
Tornò in Italia solo nel 1952, realizzando alcuni documentari sulla ricostruzione del Paese. Successivamente il funzionario RAI Vittorio Veltroni, padre del più noto Walter, gli offrì un contratto di collaborazione per il Radiogiornale. Realizzò servizi e radiocronache sportive, entrando poi in pianta stabile nella neonata TV di Stato italiana e divenendo il primo presentatore della stessa.
Una lunghissima carriera, quella di Bongiorno, interrotta solo dalla morte avvenuta nel 2009, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana e l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, conferitagli nel 2004 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Federico Roberti

sabato 15 novembre 2014

TV, oppio dei popoli

Questo è noto fin dagli anni ’60 e fu dimostrato chiaramente in un esperimento del 1969 da Herbert Krugman. La ricerca intrapresa da Krugman nel quadro di un più ampio progetto relativo alla pubblicità, rivelò che l’emisfero cerebrale sinistro, che elabora le informazioni in maniera logica e analitica, viene completamente disattivato quando un individuo guarda la televisione.
La luce radiante e le oscillazioni luminose degli schermi televisivi riducono l’attività cerebrale a uno stato “Theta” (onde Theta). Si riduce il pensiero critico, lasciando attive le parti del cervello che conservano i ricordi, le sensazioni e le emozioni.
Tutto ciò che arriva dalla TV in qualche maniera “bypassa” la mente logica e va a inserirsi direttamente nel subconscio. In altre parole, la TV fa presa più sulle emozioni che sulla logica. Numerosi studi hanno anche mostrato che le oscillazioni luminose nei videogiochi causano stati di alterazione della coscienza. In alcuni casi l’attività cerebrale si riduce al di sotto della frequenza Delta. Altri studi hanno anche evidenziato un collegamento tra l’eccessiva esposizione alla televisione e la malattia di Alzheimer. Lo stato semi-conscio indotto dalla TV pare che influenzi direttamente i meccanismi della memoria, del linguaggio e delle percezioni.
Krugman ha anche scoperto che leggere e ascoltare aumentano la cognizione e costruiscono nuovi percorsi neuronali, poiché quando si ascolta si è costretti a pensare in modo critico e a visualizzare il “teatro della mente”.
Inoltre, il passaggio dal cervello sinistro al destro indotto dalla visione degli schermi televisivi, causa un rilascio degli oppiacei naturali del corpo, simile al rilascio delle endorfine durante l’attività fisica. Questo provoca nello spettatore un effetto di piacere. Di conseguenza, quando si spegne lo schermo si scatenano dei sintomi di dipendenza. E come in ogni situazione di astinenza da oppiacei, tali sintomi comprendono ansia, frustrazione e depressione.
Degli esperimenti eseguiti negli anni ’70 dimostrarono che le persone che tenevano la televisione spenta per lunghi periodi, dopo visioni prolungate, tendevano a soffrire di depressione; alcuni si sentivano come se avessero “perso un amico”.
Estratto da: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14269

lunedì 9 settembre 2013

Elda Lanza


Come è cambiata Milano nel corso dei decenni dal dopoguerra a quando l'hai lasciata?
"E' una città stravolta. Dove c'erano, preziosissime, le vecchie librerie oggi si vendono scarpe e le librerie sono supermercati. Sparite le mercerie con i plastron colorati. Le tabaccherie. Il panettiere di Via Montenapoleone oggi è diventato non so cosa. I salotti - quello famoso della Maruccelli - dove erano invitate non le persone "in vista sui rotocalchi" ma quelle che davvero contavano nella cultura e nell'arte. I pomeriggi musicali al Nuovo, i teatri, la Scala. Mi dirai che almeno questi sono rimasti in piedi: ma gli spettacoli sono gli stessi? Soprattutto è lo stesso pubblico di allora, elegante, partecipe, colto, coinvolto? Da quello che ho visto recentemente dubito. Certo Milano è diventata una città da bere. Ma poi forse ci vuole un alkaseltzer per digerire lo smog, il rumore, la sporcizia, la volgarità, il disinteresse, la corsa al successo o all'ultima idea di... con insensate code davanti a vetrine di oggetti. Ho lasciato Milano dieci anni fa, ci ritorno sempre volentieri, soprattutto per le grandi mostre d'arte, che forse una volta non erano così grandi. Ci torno volentieri perché so che torno a casa, in un paese a misura d'uomo in cui oggi mi piace vivere davvero.
Estratto da http://www.storiaradiotv.it/ELDA%20LANZA.htm

martedì 15 settembre 2009