lunedì 20 gennaio 2020

Hammamet

Gianni Amelio ha realizzato un film dedicato a Bettino Craxi, dal titolo Hammamet e, come sembra, è un film che fa discutere. Hammamet non piace alle sardine. Hammamet non piace a chi non si fa piacere ciò che non deve piacere. Smontato, decostruito senza neanche troppo impegno, bollato come un film incerto, Hammamet rappresenta in realtà l’opacità di vicende politiche con cui il nostro paese non ha ancora fatto onestamente i conti.
Bettino Craxi nel bene e nel male è stato un punto per certi versi cardine attorno a cui il sistema politico per un certo periodo ha gravitato, lasciando inevitabilmente diversi strascichi che tramutano il nome del leader socialista in un nervo scoperto che provoca diversi fastidi. Un film apparentemente incompleto e ambiguo, incerto, che raffigura in maniera magistrale la bolla in cui Craxi ha trovato rifugio.

Amelio ha voluto, scientemente, privilegiare il lato umano, a discapito della precisione storica e politica. Il risultato è un film incerto all’apparenza, tecnicamente fragile, ma che proprio nel minimalismo trova la colonna portante in grado di sorreggere la densità e la profondità di un film che sfiora il metafisico. Hammamet sembra un’idea. Hammamet come la malinconia di uno stato d’animo, l’amarezza della nostalgia, la deflagrazione data da un potere che innalza prima e fagocita poi, la politica come germe che inquina gli affetti, la vana gloria della narrazione. Essere vittima e carnefice, sognare Garibaldi ma non riuscire ad essere pienamente un padre della patria o un padre di famiglia. Hammamet come un non luogo, una bolla sospesa nel deserto che fa parte della vita, che la trasfigura, che la rende paesaggio di un’agiografia politica fatta a pezzi dalla critica degli ideali deboli. Hammamet come declino dell’uomo che non sa digerire il potere, Hammamet come Sant’Elena, simbolo di eterno declino, sospensione della realtà, metafisica.

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